<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665</id><updated>2011-12-09T23:57:39.532+01:00</updated><category term='Libri o racconti'/><category term='Storia e curiosità'/><category term='Posta'/><category term='Monumenti'/><category term='Automobili'/><category term='Pinguini'/><category term='Vicende semiserie'/><category term='Misteri'/><category term='Carso'/><title type='text'>Spifferi di Trieste</title><subtitle type='html'>raccolta di
bizzarrie e virtù, spifferate con la bora</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>11</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-5749800457975323005</id><published>2009-02-15T21:04:00.040+01:00</published><updated>2009-02-16T22:18:32.313+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>Valle, aspra libertà</title><content type='html'>&lt;img class="post img" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303132083795690834" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px;  HEIGHT: 210px; TEXT-ALIGN: center" alt="la Val Rosandra vista dalla Vedetta di Mocco" src="http://1.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiCiHOehVI/AAAAAAAADGE/qgTjurMVWMM/s320/valle_01.JPG" border="0" /&gt;Per me era “casa” ............ libertà, rifugio, fuga, isola .. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'andavo dopo la scuola, c'andavo il sabato e la domenica, c'andavo col sole d'agosto o con la bora, con la pioggia o con la neve. C'andavo per star sola o con gli amici, per “ritrovarmi” o per divertirmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" style="float:right; margin:0 0 10px 10px; width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiEAoLBvmI/AAAAAAAADGM/eyJToyh3lww/s320/valle_03.JPG" border="0" alt="la Valle ci si apre davanti " id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303133707547295330" /&gt;Era fiato e respiro (e mi succede ancora), dopo il primo tratto di sentiero, con la salita che in quel tempo era irta di sassi appuntiti, quando, alla svolta, sembrava di esserle arrivati nel cuore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un cuore aspro, scosceso, dove nulla è gratuito e dove niente culla o consola. Nessun panorama rilassante, nessun prato accogliente sul quale distendersi, nessun declivio morbido sul quale perdere lo sguardo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sembra dirti: &lt;em&gt;“Io sono come la vita. Qualche cielo azzurro contro molti sassi appuntiti, qualche grotta per riparo contro lunghi percorsi esposti, qualche passo in falsopiano contro molte salite irte di spuntoni e molte discese che ti franano sotto i piedi.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;E' una ferita aspra, la valle e ci sbatti contro quel paesaggio brullo e crudo nel quale nulla è gratuito o concesso: a destra il crinale con il &lt;strong&gt;Cippo Comici&lt;/strong&gt;&lt;sup&gt; 1&lt;/sup&gt;, sotto la chiesetta di &lt;strong&gt;Santa Maria in Siaris&lt;/strong&gt; e il lunghissimo ghiaione che scende fino a sommergere il sentiero e che continua fino in fondo, nel torrente &lt;strong&gt;Rosandra&lt;/strong&gt;. che per noi è &lt;em&gt;"il &lt;/em&gt;&lt;em&gt;fiume”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img"  style="float:left; margin:0 10px 10px 0;  width: 207px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiFmXP4RvI/AAAAAAAADGU/3qL_4L4oQ2s/s320/cascata.jpg" border="0" alt="la cascata ed il Laghetto delle Sirene"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303135455350900466" /&gt;Da quell'incassato corso d'acqua si alza la riva sinistra, incombente con le sue rocce a strapiombo con pochi pericolosi ghiaioni. Lungo il fiume, il &lt;strong&gt;laghetto delle Sirene&lt;/strong&gt; (laghetto ... pozza, và!) con la cascata che gli cade dentro: &lt;strong&gt;35 metri di salto&lt;/strong&gt;, non pochi davvero. Ci si andava d'estate a fare il bagno (sempre terrificantemente gelida, l'acqua!), ma non lo si abbandonava neppure nelle altre stagioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si può amare un luogo così poco ospitale? Eppure ... eppure per me, e per moltissimi altri, &lt;em&gt;“lei”&lt;/em&gt; era sempre lì ad accogliermi bruscamente, sferzandomi magari con i refoli della sua bora, con le sue acque gelide in un bagno non voluto, con i suoi sassi che &lt;em&gt;“m'insegnavamo l'educazione”&lt;/em&gt; come un maestro severo, mentre le correvo addosso lungo quel ghiaione senza fine eppure brevissimo, scavalcando d'un balzo il sentiero, più veloce (speravo!) delle pietre che mi franavano sotto i piedi, saltando e zigzagando fino ad atterrare sulle rocce solide a bordo fiume... con le gambe che continuavano a tremare ancora per qualche istante e le scarpe piene di sassi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi aspettava, &lt;em&gt;“lei”,&lt;/em&gt; lungo la &lt;em&gt;“via del fiume”,&lt;/em&gt; più bonaria questa volta visto che come unica punizione ci poteva essere un capitombolo da poche decine di centimetri d'altezza e .. un bagno non programmato. Chi la dettava la regola imperativa del&lt;em&gt; “mai deviare”?&lt;/em&gt; Lei stessa o noi, in una sfida colma (sempre e comunque) di rispetto? &lt;em&gt;Mai deviare&lt;/em&gt;, seguire il percorso del &lt;strong&gt;Rosandra &lt;/strong&gt;a qualsiasi costo, cercando un varco tra la vegetazione fitta a valle della sorgente, oppure disegnando complicati passaggi sulle rocce più a monte, zompettando come capre in libertà sui sassi lisci che a tratti le fanno da letto o costeggiando pozze dai colori incredibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center; width: 320px; height: 242px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiPF5hpIkI/AAAAAAAADHM/jqr-wNzKkic/s320/rosandra.jpg" border="0" alt="una pozza del Rosandra"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303145892732805698" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi accoglieva, di solito, al &lt;strong&gt;rifugio Premuda&lt;/strong&gt; (il più &lt;strong&gt;basso d'Italia,&lt;/strong&gt; con i suoi 82 metri sul livello del mare), subito dopo &lt;strong&gt;San Dorligo della Valle&lt;/strong&gt;, e da lì si partiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" style="DISPLAY: block; text-align: center; margin:0px auto 10px; text-align:left; width: 320px; height: 192px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiLDWq3JDI/AAAAAAAADHE/sR8Q5gVMtKs/s320/DSC_0023.JPG" border="0" alt="Rifugio Premuda" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303141450969982002" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" style="float: right;  margin:0 0 10px 10px;  width: 214px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiJHVNsUlI/AAAAAAAADG8/192Q7fpf_ZU/s320/DSC_0048.JPG" border="0" alt="la vecchia ferrovia" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303139320275423826" /&gt; A volte verso il &lt;strong&gt;Crinale,&lt;/strong&gt; dove c'era sempre qualcuno che arrampicava o, all'inizio della bella stagione, &lt;em&gt;“si faceva le dita”&lt;/em&gt; per affrontare una nuova stagione di roccia; altre volte semplicemente verso &lt;strong&gt;Botazzo&lt;/strong&gt;, il paesotto di quattro case quattro &lt;em&gt;“sul”&lt;/em&gt; confine con quella che era Yugoslavia (oggi Slovenia) e le sue &lt;em&gt;guardie titine&lt;/em&gt; dai lunghi pastrani, per poi risalire verso la &lt;strong&gt;vecchia ferrovia&lt;/strong&gt; (costruita nel 1841 dall'Impero Austrungarico per collegare Trieste a Vienna ed a Lubiana); altre volte si puntava alla chiesetta e poi giù, a rotta di collo, fino al fiume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;strong&gt;Rosandra&lt;/strong&gt; nasce poco oltre, in territorio sloveno, a 412 metri d'altitudine ed è &lt;strong&gt;l'unico torrente di superficie di Trieste&lt;/strong&gt;, grazie al letto impermeabile sul quale scorre fino al salto della cascata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io (assieme a tutti quegli adolescenti o poco più che l'amavano) non lo sapevo, ma la &lt;strong&gt;Valle &lt;/strong&gt;è davvero un mondo a sé stante! Dopo quel salto di 35 metri il clima &lt;strong&gt;da continentale subalpino&lt;/strong&gt; diventa improvvisamente &lt;strong&gt;mediterraneo&lt;/strong&gt; e, grazie anche all'azione della bora che in questa ferita s'incanala violentemente prima di arrivare in città, si possono riscontrare &lt;strong&gt;differenze &lt;/strong&gt;di temperatura anche di &lt;strong&gt;10°C alla medesima altitudine&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'influenza sull'habitat è inevitabile&lt;/strong&gt;: qui si trovano piante alpine e mediterranee scomparse con le glaciazioni dai territori adiacenti e specie di animali acquatici, anfibi o rettili introvabili in altre zone. Bellissimi, i ramarri o i rospi che ho avuto la fortuna di conoscere da quelle parti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E con le particolarità siamo ancora all'inizio! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" style="float:left; margin:0 10px 10px 0; width: 215px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiQOpHCcpI/AAAAAAAADHU/-GYDtYkZpJU/s320/valle_06.JPG" border="0" alt="resti dell'Acquedotto Romano"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303147142456701586" /&gt; Ad incanalare queste acque i &lt;strong&gt;Romani&lt;/strong&gt; costruirono il &lt;strong&gt;primo acquedotto di Trieste&lt;/strong&gt;, nel I sec. d.C., ma per quanto inospitali e brulli, questi luoghi hanno accolto l'uomo del Neolitico e all'età del ferro risalgono i due &lt;strong&gt;castellieri &lt;/strong&gt;&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt; sul &lt;strong&gt;Monte S. Michele e sul Monte Carso&lt;/strong&gt;.... E me ne rendo conto solo ora, scrivendo e raccogliendo notizie, di dove ho razzolato, nella mia adolescenza! Le grotte sul lato destro della valle, quelle che a noi servivano per far bivacco o per difenderci da un acquazzone improvviso, per cucinarci le salsicce su un fuoco mentre qualcuno suonava una chitarra, erano servite da rifugio a viaggiatori dell'antichità, o ai &lt;strong&gt;commercianti di sale&lt;/strong&gt; che veniva raccolto nelle &lt;strong&gt;saline alla foce del torrente&lt;/strong&gt; fino al tardo Medio Evo. Il sale: fonte di ricchezza e di scontri secolari con Venezia e che, alla fine, portarono i triestini a rifugiarsi nella sottomissione all'Austria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cos'ha visto, questo canalone, prima di sbucciarmi le ginocchia con i suoi sassi o di rassicurarmi di notte, sulla via del ritorno, col canto del gufo reale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img"  style="float:right; margin:0 0 10px 10px; width: 320px; height: 264px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiUxcSPz6I/AAAAAAAADIU/IrsbSTOYtVo/s320/DSC_0041.JPG" border="0" alt="Santa Maria in Siaris"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303152138355986338" /&gt; E' vero che &lt;strong&gt;Santa Maria in Siaris&lt;/strong&gt; la volle &lt;strong&gt;Carlo Magno&lt;/strong&gt;, nel 1200, per poterci riposare quando la sua ora fosse giunta? Mi sa che questa sia un'affascinante leggenda, certo è che quella chiesetta impossibile risale davvero al 1200, meta dei &lt;strong&gt;bestemmiatori penitenti&lt;/strong&gt;, secondo lo statuto dell'anno 1330 della &lt;strong&gt;Confraternita dei Battuti&lt;/strong&gt;, costretti a raggiungerla scalzi: il punto di partenza era il Monastero, distante 12 km!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dal 1996 la Val Rosandra è Riserva Naturale&lt;/strong&gt;. A salvaguardia di ogni pianta, di ogni sasso che è rotolato e che rotolerà, di ogni grotta e dei suoi abitanti, dei gheppi che hanno sempre solcato il suo cielo, dei falchi pellegrini che sono tornati a solcarlo, dei gufi reali che accompagnavano i nostri passi nella notte, della chiesetta e dei bestemmiatori scalzi, della via del sale e dei refoli di bora che ti costringono ad accucciarti ed aspettare che cessino. A salvaguardia (spero!) anche di tutti gli adolescenti o poco più che, ignorando quanti e quali passi hanno percorso questi sentieri, continueranno a sentirsi a “casa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img"  style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center; width: 192px; height: 305px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiRiE19ydI/AAAAAAAADHk/3qNKKTqDFjY/s320/gufo_reale.jpg" border="0" alt="Gufo Reale"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303148575830428114" /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;&lt;br /&gt;1. Il Cippo venne eretto nel 1941 in memoria di Emilio Comici (Trieste 1901 - Selva di Val Gardena 1940), grande esponente dell'alpinismo italiano e considerato un esteta dell'arrampicata.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;&lt;br /&gt;2. Insediamento fortificato dell'età del bronzo e del ferro, situato in posizione elevata in modo da essere facilmente difendibile. All'esterno dell'insediamento di solito sorgevano delle necropoli. Questo tipo di struttura è comune in Friuli Venezia Giulia (e nell'adiacente Istria) ed Umbria.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-5749800457975323005?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/5749800457975323005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=5749800457975323005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/5749800457975323005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/5749800457975323005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2009/02/valle-aspra-liberta.html' title='Valle, aspra libertà'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SZiCiHOehVI/AAAAAAAADGE/qgTjurMVWMM/s72-c/valle_01.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-1391889863059478645</id><published>2009-01-31T21:36:00.037+01:00</published><updated>2009-02-05T19:03:31.652+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>Trieste tra le dita</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Chi non ha mai giocato a carte in vita sua alzi la mano. Nessuno, eh?&lt;br /&gt;E allora ognuno di voi, per qualche ora almeno, ha avuto un pezzetto di Trieste tra le dita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297570110845654706" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 118px; HEIGHT: 223px" alt="Il dorso delle carte Modiano" src="http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SYS_8rWulrI/AAAAAAAAC1E/Cbpyp-8WMaw/s320/dorso.jpg" border="0" /&gt;In genere le carte da gioco si guardano da un lato, quello coi semi e le figure, ma se si perdessero alcuni minuti a ispezionarne il dorso, si noterebbe su molti mazzi il marchio &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia della &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; inizia nel 1868 quando &lt;strong&gt;Saul David Modiano&lt;/strong&gt;, nato in Grecia, erede di una famiglia di commercianti di Salonicco, approda a Trieste in cerca di fortuna. In Europa, a quell’epoca, c’era una considerevole richiesta di &lt;strong&gt;cartine da sigarette&lt;/strong&gt; e così, nel 1873, immagina e realizza un’attività industriale specializzata proprio in quel campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Trieste in quegli stessi anni erano attive già alcune fabbriche affini, come la "Nuova Fiducia Triestina", la "Concordia" e la "Società Nadirè di A. Salto”, con sede nell’attuale Viale XX Settembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297570833482524258" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 299px; HEIGHT: 148px" alt="Il primo stabilimento della Modiano" src="http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SYTAmvYyJmI/AAAAAAAAC1M/4rAXhia-AWw/s320/stabilimento.jpg" border="0" /&gt;La prima fase dell’attività della &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; è concentrata nella produzione e vendita in tutto il mondo di &lt;strong&gt;cartine e tubetti per sigarette&lt;/strong&gt; con diversi marchi distintivi. La collaborazione con giovani &lt;strong&gt;disegnatori &lt;/strong&gt;crea nel settore un vero e proprio campionario di opere d’arte riprodotte sulle minuscole confezioni che segue passo passo l’evoluzione delle diverse &lt;strong&gt;correnti artistiche contemporanee&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sezione &lt;strong&gt;Arti Grafiche&lt;/strong&gt; viene affidata a &lt;strong&gt;Giuseppe Sigon&lt;/strong&gt; (1864-1922) rientrato da alcune importanti esperienze come litografo ad Udine ed a Milano. &lt;strong&gt;Giuseppe Sigon&lt;/strong&gt; realizza di tutto: dalle locandine ai primi manifesti pubblicitari in cromolitografia&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt; per noti marchi industriali, dai calendari ai menù dei ristoranti, dalle carte da gioco fino appunto alle “umili” confezioni di &lt;strong&gt;cartine per sigarette&lt;/strong&gt;, un prodotto che la ditta comincia molto presto ad esportare in massicce quantità in varie parti del mondo ottenendo notevoli riconoscimenti, fino a potersi fregiare del titolo di “&lt;em&gt;Fornitore ufficiale della Corte Reale Ellenica&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle confezioni si possono leggere, nelle più svariate lingue del mondo, frasi come queste:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Io sottoscritto, professore del laboratorio Chimico, certifico dopo aver analizzato le cartine per sigarette GOUDRON marchio MODIANO, di aver constatato dall’analisi chimica e al microscopio che sono state fabbricate con fibre di pura canapa e lino trattate con essenze vegetali. Non contengono alcun materiale nocivo alla salute e di conseguenza le cartine per sigarette MODIANO danno completa soddisfazione ai fumatori”&lt;/em&gt; &lt;em&gt;- Trieste, 19 aprile 1893.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Bianchezza pura – Massima opacità – Resistenti e compatte – Gusto neutrale, conserva al tabacco il suo aroma – Combustione normale, non annerisce né esala odori sgradevoli – Nessuna irritazione alla gola – Orli gommati con pura gomma vegetale”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Cartine per sigarette gommate – Non alterano il profumo del tabacco – Non disturbano la gola – Provatele e sarete soddisfatti”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Questa carta da sigarette, puro prodotto italiano, è la preferita anche dagli esigentissimi fumatori orientali”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;object id="showcase" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=" height="400" width="550" align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000"&gt;&lt;param name="_cx" value="14552"&gt;&lt;param name="_cy" value="10583"&gt;&lt;param name="FlashVars" value=""&gt;&lt;param name="Movie" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=0658ced97a8b99d19d6e96286b1259c8&amp;amp;ps=4&amp;amp;sc=1&amp;amp;fs=1&amp;amp;type=0"&gt;&lt;param name="Src" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=0658ced97a8b99d19d6e96286b1259c8&amp;amp;ps=4&amp;amp;sc=1&amp;amp;fs=1&amp;amp;type=0"&gt;&lt;param name="WMode" value="Window"&gt;&lt;param name="Play" value="-1"&gt;&lt;param name="Loop" value="-1"&gt;&lt;param name="Quality" value="High"&gt;&lt;param name="SAlign" value="LT"&gt;&lt;param name="Menu" value="0"&gt;&lt;param name="Base" value=""&gt;&lt;param name="AllowScriptAccess" value=""&gt;&lt;param name="Scale" value="NoScale"&gt;&lt;param name="DeviceFont" value="0"&gt;&lt;param name="EmbedMovie" value="0"&gt;&lt;param name="BGColor" value="000000"&gt;&lt;param name="SWRemote" value=""&gt;&lt;param name="MovieData" value=""&gt;&lt;param name="SeamlessTabbing" value="1"&gt;&lt;param name="Profile" value="0"&gt;&lt;param name="ProfileAddress" value=""&gt;&lt;param name="ProfilePort" value="0"&gt;&lt;param name="AllowNetworking" value="all"&gt;&lt;param name="AllowFullScreen" value="true"&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://joomeo.com/showcase.swf?id=0658ced97a8b99d19d6e96286b1259c8&amp;ps=4&amp;sc=1&amp;fs=1&amp;type=0" quality="high" bgcolor="#000000" width="550" height="400" name="showcase" align="middle" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nel 1884 la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; inizia a creare nella sua tipografia &lt;strong&gt;riproduzioni artistiche e carte da gioco&lt;/strong&gt;, che raggiungono subito una grande popolarità, grazie alla qualità unita all’arte ed all’abilità commerciale, tanto che in pochi anni le carte &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; riescono a sorpassare quelle prodotte dai tedeschi e dagli austriaci che, fino a quel momento, primeggiavano nel mercato delle carte da gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengono aperti nuovi stabilimenti nelle maggiori capitali europee e fioriscono veri e propri &lt;strong&gt;capolavori&lt;/strong&gt; grazie alle collaborazioni con i maggiori artisti, principalmente dell’ateneo di &lt;strong&gt;Budapest&lt;/strong&gt;, che contribuiscono ad accrescere la notorietà del marchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; diventa inoltre promotrice della &lt;strong&gt;cartellonistica italiana&lt;/strong&gt; avvalendosi del contributo di artisti di fama quali, tra gli altri, &lt;strong&gt;Argio Orell&lt;/strong&gt; (1884 - 1942)&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;, &lt;strong&gt;Glauco Cambon&lt;/strong&gt; (1875 - 1930)&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;, &lt;strong&gt;Antonio Quaiatti&lt;/strong&gt; (1904-1992)&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;, &lt;strong&gt;Cesare Cuccoli&lt;/strong&gt; (1912-1978).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vigilia della grande guerra la &lt;strong&gt;Modiano &lt;/strong&gt;impiega nei suoi stabilimenti un migliaio di dipendenti e il suo nome emerge anche fra i promotori dello sviluppo commerciale ed industriale triestino nel ramo dei cementi, dell’elettromeccanica, dell’agricoltura e della finanza. Da queste iniziative sorge nel 1907 anche la prima industria automobilistica triestina, l’&lt;strong&gt;Alba&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297571812029750722" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 290px; HEIGHT: 198px" alt="Lo stabilimento Modiano negli anni 20" src="http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SYTBfswn3cI/AAAAAAAAC1k/f3ARenqKQ8c/s320/stabilimento+1925.jpg" border="0" /&gt;La guerra, com’è logico, riduce drasticamente ogni attività commerciale, la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; non ne è esente ed è costretta a ridurre fortemente il numero delle maestranze. Lo stesso approvvigionamento della materia prima, la carta, diviene problematico. Lo stabilimento viene anche danneggiato da un incendio doloso in uno di quegli attacchi avvenuti a Trieste contro i filo italiani dopo la dichiarazione di guerra all'Austria. Al termine della grande guerra la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt;, memore delle difficoltà avute nel recente passato, acquista alcune cartiere in Emilia per assicurarsi la materia prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la cartellonistica pubblicitaria rispecchia quel connubio tra arte ed industria che connoterà tutta l’attività della &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt;. Giovani o già affermati artisti, specialmente di nazionalità ungherese, come &lt;strong&gt;Aladar Richter&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Andreas Farkas&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Franz Lenhart&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Konya Zoltan&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Róbert Berény&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Sándor Bortnyik&lt;/strong&gt; e altri collaborano con la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt;, sezione Arti Grafiche, assieme a &lt;strong&gt;Filiberto&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Bruno&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Pollione Sigon&lt;/strong&gt;, figli del primo direttore artistico &lt;strong&gt;Giuseppe Sigon&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti e tre lavorano a lungo per la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt;, ma è &lt;strong&gt;Pollione&lt;/strong&gt;, tuttavia, che erediterà poi, all’interno dello stabilimento cartotecnico triestino, il ruolo che era stato del padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato nel 1895 e sostenuto da eccellenti qualità a livello artistico, inizia a collaborare con la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; in giovane età e poco dopo la prima guerra mondiale vi entra stabilmente, divenendone in breve il più importante illustratore interno, ruolo che manterrà a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La produzione di &lt;strong&gt;Pollione&lt;/strong&gt; per la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt;, in circa &lt;img class="post img" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5299373106861153698" style="float:right; margin:10px 10px 10px 10px; width: 221px; height: 147px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SYsnw263naI/AAAAAAAAC2E/BSHiV6iAU70/s320/centauro.jpg" border="0" alt="Il manifesto pubblicitario per le cartine da sigaretta Centauro"  /&gt;cinquant’anni di rapporto lavorativo (e malgrado l’amputazione del braccio sinistro) è notevolissima per quantità e qualità. Come aveva fatto il padre Giuseppe, disegna di tutto e risulta piuttosto difficile, tra la mole infinita di manifesti, locandine, calendari, menù, etichette ed incarti di vario tipo che portano la sua firma, mettere in evidenza questo o quel lavoro, anche se alcune creazioni rimangono punti fermi nella storia (e non solo triestina) della grafica pubblicitaria come, ad esempio il &lt;strong&gt;centauro&lt;/strong&gt; che caratterizza un manifesto per le omonime &lt;strong&gt;cartine per sigarette&lt;/strong&gt; della &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; ed alcune figure e trovate pubblicitarie che ancora oggi accompagnano la produzione di &lt;strong&gt;carte da gioco&lt;/strong&gt; della ditta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object id="showcase" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=" height="450" width="400" align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000"&gt;&lt;param name="_cx" value="10583"&gt;&lt;param name="_cy" value="11906"&gt;&lt;param name="FlashVars" value=""&gt;&lt;param name="Movie" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=86376088e59d0a7e51b21df544bc41c7&amp;amp;ps=4&amp;amp;sc=1&amp;amp;fs=1&amp;amp;type=0"&gt;&lt;param name="Src" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=86376088e59d0a7e51b21df544bc41c7&amp;amp;ps=4&amp;amp;sc=1&amp;amp;fs=1&amp;amp;type=0"&gt;&lt;param name="WMode" value="Window"&gt;&lt;param name="Play" value="-1"&gt;&lt;param name="Loop" value="-1"&gt;&lt;param name="Quality" value="High"&gt;&lt;param name="SAlign" value="LT"&gt;&lt;param name="Menu" value="0"&gt;&lt;param name="Base" value=""&gt;&lt;param name="AllowScriptAccess" value=""&gt;&lt;param name="Scale" value="NoScale"&gt;&lt;param name="DeviceFont" value="0"&gt;&lt;param name="EmbedMovie" value="0"&gt;&lt;param name="BGColor" value="000000"&gt;&lt;param name="SWRemote" value=""&gt;&lt;param name="MovieData" value=""&gt;&lt;param name="SeamlessTabbing" value="1"&gt;&lt;param name="Profile" value="0"&gt;&lt;param name="ProfileAddress" value=""&gt;&lt;param name="ProfilePort" value="0"&gt;&lt;param name="AllowNetworking" value="all"&gt;&lt;param name="AllowFullScreen" value="true"&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://joomeo.com/showcase.swf?id=86376088e59d0a7e51b21df544bc41c7&amp;ps=4&amp;sc=1&amp;fs=1&amp;type=0" quality="high" bgcolor="#000000" width="400" height="450" name="showcase" align="middle" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale le tre attività (produzione di carte da gioco, produzione di cartine da fumo e cartellonistica) procedono di pari passo, ma due colpi vengono inferti alla Modiano ed alle industrie analoghe: l’istituzione del regime del Monopolio sull’importazione e la vendita sui prodotti da fumo (1936) e l’abitudine, diffusa dagli Americani alla fine della seconda guerra mondiale, di fumare sigarette già confezionate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel secondo dopoguerra, la produzione di &lt;strong&gt;cartine per sigaretta&lt;/strong&gt; continuerà a calare sempre di più, lasciando spazio ad altre produzioni cartotecniche, prime tra tutte le &lt;strong&gt;carte da gioco&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle carte da gioco tradizionali, si affiancano quelle promozionali, da collezione, turistiche, da casinò, per giochi di società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esiste un mazzo di &lt;strong&gt;carte da gioco&lt;/strong&gt; che non sia prodotto da questa fabbrica, dalle carte francesi a quelle spagnole, dalle tedesche alle austriache, dai tarocchi ai trionfi,, dalle carte da canasta alle carte da mercante in fiera e poi tutte le regionali, napoletane, piacentine, bergamasche, bresciane, genovesi, trevigiane, bolognesi, fiorentine, sarde, siciliane, romagnole, milanesi, piemontesi, trentine e, naturalmente le &lt;strong&gt;carte triestine&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297572690995649426" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; HEIGHT: 274px; TEXT-ALIGN: center" alt="Alcune carte da gioco uscite dagli stabilimenti Modiano" src="http://1.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SYTCS3KbG5I/AAAAAAAAC1s/i0Ow1c21G5w/s320/carte+modiano.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E già, le &lt;strong&gt;carte triestine&lt;/strong&gt;….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ curioso osservare che, tra tutte le carte regionali italiane, le uniche a riportare dei motti e delle scritte sono, assieme alle trevigiane, quelle triestine ed in particolare: &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Sull'asso di coppe: "UNA COPPA DI BUON VIN, FA CORAGGIO E FA MORBIN” &lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Sull'asso di spade: "IL GIOCO DELLA SPADA A MOLTI NON AGGRADA" &lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Sull'asso di danari: "NON VAL SAPER CHI HA FORTUNA CONTRA"&lt;sup&gt;5&lt;/sup&gt;&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Sull'asso di bastoni: "MOLTE VOLTE LE GIOCATE VAN FINIRE A BASTONATE" &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ma le triestine hanno altre due caratteristiche che le rendono uniche, il nome di ogni figura, riportato per esteso nello spazio bianco che sdoppia le illustrazioni ed il numerello posto alla base ed alla sommità che ne identifica il valore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297573201634554322" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 279px; HEIGHT: 166px; TEXT-ALIGN: center" alt="Le figure nelle carte triestine" src="http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SYTCwlcOcdI/AAAAAAAAC18/Y7VBl3XsCq8/s320/triestine+figure.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui c’è una stranezza, le carte dall’asso al sette riportano i numeri progressivi da 1 a 7, mentre le figure riportano curiosamente i numeri…. 11, 12 e 13!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che fine hanno fatto l’8, il 9 e il 10&lt;/strong&gt;? In qualche magazzino comunale assieme a statue, fontane ed automi vari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà nessuno lo sa, si ipotizza che in origine il mazzo fosse di 52 carte poi ridotto, chissà perché, a 40 eliminando appunto l’otto, il nove e il dieci. Un’altra &lt;strong&gt;eccentricità triestina&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1987 la &lt;strong&gt;Modiano&lt;/strong&gt; viene acquistata da un’altra azienda, la &lt;strong&gt;Grafad&lt;/strong&gt; che ne mantiene il marchio cedendo il reparto fumo alla multinazionale &lt;strong&gt;Rizla&lt;/strong&gt; di Anversa, che ancora oggi utilizza le griffe "Club", "Fumosan" e "Luce". Da allora l’impresa produce carte da gioco internazionali e regionali che vengono vendute con costante successo nel mondo assieme alle &lt;strong&gt;Dal Negro&lt;/strong&gt; di Treviso..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque…. Tre scope, Carte, Settebello e Denari. Direi che questa mano è mia.&lt;br /&gt;A chi tocca adesso? &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;1.La cromolitografia è una tecnica che rende possibile la stampa di immagini, a colori, a basso costo e in grandi tirature. Il disegno originale viene realizzato su pietra e quindi trasferito su carta.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;2.Artista triestino, si forma alla scuola di Monaco di Franz von Stuck. Nei primi anni del ‘900 acquista una notevole fama, lavorando anche nell‘ambito pubblicitario e nella produzione di cartoline illustrate. Negli anni ‘20 e ‘30 si impone come ritrattista. Le sue opere sono conservate in alcuni dei più famosi musei internazionali e a Trieste principalmente presso il Museo Revoltella.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;3.Nato a Trieste, studiò nella sua città natale ed in seguito a Monaco di Baviera e a Roma. Pittore di talento, partecipò alle Biennali di Venezia del 1897 e del 1907. Influenzato dal carattere impressionista dei contemporanei Rietti e Veruda, conservò sempre il gusto per la linea Art Nouveau. Morì a Biella nel 1930.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;4.Si formò alle scuole triestine industriali per intraprendere, nel corso degli anni Venti e Trenta, la carriera di disegnatore pubblicitario, lavorando quasi esclusivamente per la Compagnia Cosulich.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;5.Nella versione di Dal Negro la frase è "SON GLI AMICI MOLTO RARI QUANDO NON SI HA DANARI”&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-1391889863059478645?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/1391889863059478645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=1391889863059478645' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/1391889863059478645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/1391889863059478645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2009/01/trieste-tra-le-dita.html' title='Trieste tra le dita'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SYS_8rWulrI/AAAAAAAAC1E/Cbpyp-8WMaw/s72-c/dorso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-1661678471563255264</id><published>2008-12-31T21:51:00.033+01:00</published><updated>2009-01-31T23:20:31.125+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Misteri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Carso'/><title type='text'>Dolina dolens</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ci si arrivava da una stradina a sinistra poco prima dell'&lt;span class="bc"&gt;abitato di Fernetti &lt;/span&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;. Si lasciava il nastro d'asfalto per addentrarsi su una strada in terra battuta (“carso battuto”, dovrei dire, visto che, da noi, le strade di quel genere di terra ne hanno ben poca).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Avvicinandoci al Tempio del Sole - le colonne" style="FLOAT: right" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvd437JlmI/AAAAAAAACFE/5JulkyrKssw/tempio_001.jpg" /&gt;Ad uno slargo si doveva lasciare l'automobile e continuare a piedi .... Arrivavano incontro delle &lt;span class="bc"&gt;colonne alte&lt;/span&gt;, in pietra del carso&lt;sup&gt; 2&lt;/sup&gt; , monoliti che si ergevano nella radura a segnare la via. Poi i &lt;span class="bc"&gt;tre archi&lt;/span&gt;, in pietra carsica come tutto ciò che ci attendeva.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Si giungeva al bordo della &lt;span class="bc"&gt;dolina&lt;/span&gt;&lt;sup&gt; 3&lt;/sup&gt;..... ed il luogo non diventava certo meno strano!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Tempio del Sole - sentiero e costruzioni" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvFIN6FZ6I/AAAAAAAACCI/d0tqhGKTfPE/tempio_del_sole_005.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;In alcuni punti, dal bordo, sorgevano costruzioni, sempre bianchissime, sempre sconnesse, sempre di pietre grezze trovate nei dintorni; dai tetti spianati e coperti da rampicanti, che dal suolo salivano infrattandosi tra i sassi aspri e spigolosi di quelle arcaiche case, sorgevano a volte pinnacoli dalle strane, ma sempre naturali, forme bianche.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Tempio del Sole" style="FLOAT: left" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvFF6Nv5xI/AAAAAAAACCA/x9WpqCqAMow/s512/tempio_del_sole_0004.jpg" /&gt;I fianchi della dolina erano segnati da un sentiero comodo che, a spirale, scendeva fino all'ampio fondo. Sul lato verso monte continuavano, per tutto il percorso, ad aprirsi &lt;span class="bc"&gt;celle, ripostigli, antri&lt;/span&gt;, a volte chiusi da cancellate di rami intrecciati, alternati ad alberi che spesso coprivano il cielo. Ma cosa avrebbero dovuto contenere? &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il lato esterno del sentiero era delimitato da stele di varie dimensioni e ancora alberi e fronde che salivano dai piani inferiori. A volte ci si ritrovava a camminare sotto volti e volute ed il fondo lo si vedeva tra un'arcata e l'altra. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il mondo conosciuto sembrava ormai lontano, confinato dai primi tre archi in pietra, ed il silenzio caratteristico delle doline aumentava l'aspetto surreale del luogo. Neppure la&lt;span class="bc"&gt; bora&lt;/span&gt;&lt;sup&gt; 4&lt;/sup&gt; riusciva facilmente a rompere quei confini non segnati.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Tempio del Sole: il Tavolo dei Giganti" style="FLOAT: right" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvZEjWlucI/AAAAAAAACEg/i4a_Izm6CH8/tavolo.jpg" /&gt;La spirale finiva in uno spiazzo largo e sgombro da rami e fusti, contornato ancora da strane costruzioni, al centro un &lt;span class="bc"&gt;tavolo in pietra lungo&lt;/span&gt;: da un lato &lt;span class="bc"&gt;scranni dall'alto schienale&lt;/span&gt;, dall'altro &lt;span class="bc"&gt;sgabelli bassi&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Davanti agli alti scranni, in alto sull'ultima voluta del sentiero, esposto alla vista di tutti, ma protetto alle spalle da una colonna di pietra che si apriva ai lati in due archi, un .... &lt;span class="bc"&gt;trono&lt;/span&gt;?&lt;br /&gt;Ai suoi piedi, sul fondo una specie di &lt;span class="bc"&gt;altare sacrificale&lt;/span&gt;, forse, o un &lt;span class="bc"&gt;focolare&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Cos'era tutto questo?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Di nomi ne aveva tanti. Per me e per i miei compagni era il &lt;span class="bc"&gt;Tempio del Sole&lt;/span&gt;, ma per molti è stato il &lt;span class="bc"&gt;Tempio della Luna&lt;/span&gt;, la &lt;span class="bc"&gt;Dolina dei Druidi&lt;/span&gt;, la &lt;span class="bc"&gt;Dolina delle Streghe&lt;/span&gt;, più semplicemente la &lt;span class="bc"&gt;Dolina di Fernetti&lt;/span&gt; o, ancora meno pittorescamente, la &lt;span class="bc"&gt;Dolina Rossoni&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Tempio del Sole: il Trono del Re" style="FLOAT: left" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvFLz-d7LI/AAAAAAAACCk/nkeAtWv4EdY/trono.jpg" /&gt;Si diceva che di notte era meta di &lt;span class="b"&gt;spiritisti&lt;/span&gt;, che si tenevano &lt;span class="b"&gt;messe nere&lt;/span&gt;, forse &lt;span class="b"&gt;orge rituali&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Si diceva che solo quando la luna infilava i suoi raggi fino al fondo della dolina, gli schienali degli alti scranni prendevano vita ed i &lt;span class="b"&gt;Saggi &lt;/span&gt;(o i &lt;span class="b"&gt;Giganti&lt;/span&gt;) che lì sedevano lasciavano vedere i loro volti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Si diceva .. ma io, in nessuna delle discese durante l'arco di circa 5 anni, ho notato nulla di funesto, di torbido o di maligno (tranne qualche mozzicone di candela consumata) ed il mio diciannovesimo compleanno, festeggiato in quel posto “fuori”, non scatenò né le ire degli elementi né quelle di oscuri dei. Men che meno venni punita per essermi seduta tante volte sul &lt;span class="b"&gt;Trono del Re&lt;/span&gt;, chiunque egli fosse.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Devo ammettere, però, che forse neppure la curiosità senza limiti dei miei sedicianni avrebbe vinto la paura di scendere lì di notte, al chiaro di luna.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Si dice, ancora, che altro non fosse che un &lt;span class="b"&gt;set cinematografico&lt;/span&gt; per un film mai nato. Altre voci lo vogliono &lt;span class="b"&gt;costruito dai nazisti cultori del “Sole Nero” &lt;/span&gt;&lt;sup&gt;5&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Molti &lt;span class="b"&gt;“si dice”&lt;/span&gt; per una manciata di ricordi di 30 anni fa, di un'età nella quale non ci si meraviglia quasi di nulla perchè ogni giorno porta una meraviglia diversa, nella quale non ci si chiedono tanti perchè, visto che tutto è nuovo e tutto è possibile.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L'ho cercato pochi giorni fa, quel luogo, ritrovandone le tracce nel web e scoprendo che l'&lt;span class="b"&gt;autoporto di Fernetti &lt;/span&gt;&lt;sup&gt;6&lt;/sup&gt; l'aveva solo sfiorato, non cancellato come credevo. L'ho ritrovato distrutto non solo dal tempo, forse dall'abbandono degli dei o delle misteriose sette sataniche, forse semplicemente dal vandalismo dell'uomo; la natura ha ripreso il possesso di quella dolina, le intemperie hanno segato i suoi fianchi, cancellando quasi il sentiero.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" title="Tempio del Sole: l'entrata oggi" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvFBc14oMI/AAAAAAAACBg/j6zMwh6xM_g/tempio_del_sole_006.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;E se da un lato ho scoperto che i monoliti avevano un'anima in tondino di ferro che li rendeva solidi e svettanti e che i tetti degli stazzi erano impermeabilizzati con telo catramato, dall'altro ho ritrovato quella strana e surreale atmosfera che ricordavo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="L'anima delle colonne: tondino in ferro" style="FLOAT: right" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvFCGv2odI/AAAAAAAACBo/X530WuZB3kE/tempio_del_sole_007.jpg" /&gt;Set cinematografico, dicevano. Quindi una costruzione fatta per durare qualche mese. Perchè rinforzare le colonne con tondino di ferro, allora? Perchè impermabilizzare i tetti?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Opera della frangia mistica dei nazisti? Forse le tecniche costruttive che oggi si possono veder riaffiorare dalle macerie sono troppo recenti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Troppo costosa e troppo laboriosa, credo, anche per qualche setta locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Chi allora né è l'autore? &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Questa è una domanda che giro a voi..... visto che nessuna luna può dar vita ormai ai profili dei saggi Giganti, scomparsi, anche loro, con gli alti scranni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" title="Tempio del Sole:  la scomparsa degli dei" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvFD-IoggI/AAAAAAAACBw/TC9puNCffxc/tempio_del_sole_009.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;&lt;br /&gt;1.Frazione di Monrupino (il più piccolo comune della provincia di Trieste), situato sul confine con la Slovenia &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;2.Il termine carso deriva dalla parola indoeuropea Kar che significa pietra, roccia. Il carso è formato prevalentemente da rocce calcaree (chimicamente sali quindi altamente attaccabili dall'acqua), che costituiscono la quasi totalità del suolo carsico, alternate a vegetazione discontinua. Questa struttura rende il terreno sconnesso e fortemente penetrabile dall'acqua, proprio per questo motivo è difficile trovare in carso corsi d'acqua o stagni, posto che l'acqua penetra direttamente nel sottosuolo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;3.Deriva dallo Slavo dol (valle), originate da un punto nel quale il terreno è particolarmente penetrabile dall'acqua. Da questo punto inizia a diffondersi un'azione di erosione che determina un rapido abbassamento del livello del suolo. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;4.Deriva da boreale (settentrionale) ed è un vento freddo di provenienza nord/nord-orientale, discontinuo (che alterna cioè raffiche improvvise a totale calma di vento). A Trieste soffia con direzione est – nord-est, causando anche vivaci moti ondosi e di deriva. La bora può essere chiara (con cielo terso) o scura (con cielo nuvoloso).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;5.Schwarze Sonne (Sole Nero): simbolo solare che sembra fosse usato dalla Vril Gesellschaft, associazione esoterica dei primi anni '20 del XX secolo, e che è poi stato assorbito anche nella mistica nazista. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;6.Terminal Intermodale di Fernetti: situato sull'omonimo confine con la Slovenia rappresenta uno dei corridoi più importanti del traffico su ruote ed è collegato anche con le strutture ferroviarie.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="400" height="320" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-bf85b9bf8d279ac6" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" 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href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=1661678471563255264' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/1661678471563255264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/1661678471563255264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/12/una-surreale-finzione.html' title='Dolina dolens'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVvd437JlmI/AAAAAAAACFE/5JulkyrKssw/s72-c/tempio_001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-7001419197850481960</id><published>2008-12-30T18:41:00.037+01:00</published><updated>2009-01-31T23:20:59.305+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Automobili'/><title type='text'>Andavo a 100 all’ora</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Gli anni a cavallo tra la fine del XIX° secolo e l’inizio del XX° furono caratterizzati da moltissime scoperte ed invenzioni ed una di queste fu l’automobile. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Già agli inizi del 1800 esistevano veicoli a motore alimentati a vapore, ad alcool o a gas, ma il salto di qualità si ebbe con l’invenzione nel &lt;span class="b"&gt;1841&lt;/span&gt; di una macchina igneo-pneumatica per il sollevamento dell’acqua da parte di &lt;span class="b"&gt;Luigi De Cristoforis&lt;/span&gt;, introducendo successivamente l’uso di combustibili liquidi come i vapori di nafta, che fu alla base dell’invenzione del &lt;span class="b"&gt;motore a scoppio&lt;/span&gt; poi brevettato da &lt;span class="b"&gt;Nicolò Barsanti&lt;/span&gt; (1821–1864) e &lt;span class="b"&gt;Felice Matteucci&lt;/span&gt; (1808-1887) nel &lt;span class="b"&gt;1854&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il primo a capirne la grande portata fu &lt;span class="b"&gt;Benz&lt;/span&gt; che nel &lt;span class="b"&gt;1886&lt;/span&gt; lo applicò per la prima volta nella storia dell'uomo su un triciclo seguito dopo poco da &lt;span class="b"&gt;Daimler&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;In quegli anni si assistette al proliferare di fabbriche di automobili in tutta Europa ed Austria e Italia non furono da meno con l’&lt;span class="b"&gt;Austro-Daimler&lt;/span&gt;, la &lt;span class="b"&gt;Gräf &amp;amp; Stift&lt;/span&gt;, la &lt;span class="b"&gt;Steyr-Puch&lt;/span&gt;, la &lt;span class="b"&gt;Laurin-Klement &lt;/span&gt;l’una, con la &lt;span class="b"&gt;Fiat&lt;/span&gt;, la &lt;span class="b"&gt;Brixia-Zust&lt;/span&gt;, l'&lt;span class="b"&gt;Alfa Romeo&lt;/span&gt;, l’&lt;span class="b"&gt;Isotta-Fraschini&lt;/span&gt; l’altra.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="Autoscuola Pasco" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; HEIGHT: 195px" alt="Autoscuola Pasco" src="http://1.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SVz2rbnJzYI/AAAAAAAACGA/E1VEtzR1Ync/s320/garage+margherita.jpg" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;A Trieste, nel &lt;span class="b"&gt;1905&lt;/span&gt; risultavano registrati presso la Prefettura una trentina di veicoli: "la possente Benz del barone Alessandro Economo ed il cosidetto “postiglione” del cavalier Onorato Gorlato, realizzato in legno sagomato, così come l'Adler dell'avvocato Emilio Richetti".&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Poteva Trieste fare a meno di fabbricare automobili? Certo che poteva.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img title="Logo Alba" style="FLOAT: right" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVpSketYbSI/AAAAAAAAB_g/FJqHcNT1rfM/alba_945.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ed infatti nel &lt;span class="b"&gt;1906&lt;/span&gt;, per volontà di un gruppo di appassionati dell’automobile e di finanzieri, tra i quali &lt;span class="b"&gt;Edmondo Richetti&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt; e ad &lt;span class="b"&gt;Ettore Modiano&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;, nacque, con la doppia ragione sociale di &lt;span class="b"&gt;Alba Fabbrica Automobili S.A.&lt;/span&gt; ed &lt;span class="b"&gt;Alba Automobilwerke Aktiengesellschaft,&lt;/span&gt; il primo stabilimento destinato alla costruzione di autovetture di Trieste. Lo stabilimento si trovava dalle parti di &lt;span class="b"&gt;San Sabba&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img title="Alba 6868 cc - 1907" style="FLOAT: left" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVo4pDSoZsI/AAAAAAAAB94/SVd-FzEgoaI/%281907%29%20Alba%206868ccm.jpg" /&gt;Nel &lt;span class="b"&gt;1907&lt;/span&gt; vennero progettati ad opera del Direttore Tecnico &lt;span class="b"&gt;Ingegner S. Bauer&lt;/span&gt;, due telai denominati 18/24 HP e 35/40 HP, ma solo il secondo venne poi realizzato&lt;sup&gt;5&lt;/sup&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Questo modello dotato di un motore a 4 cilindri verticali da 6868 cc, con trasmissione a cardano, cambio a 4 velocità più retromarcia, velocità dichiarata 97 chilometri all’ora, venne presentato al &lt;span class="b"&gt;Salone dell’Automobile di Parigi&lt;/span&gt; dello stesso anno ottenendo un buon successo di critica e di pubblico.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ringalluzzita dal successo forse inaspettato, la fabbrica assunse &lt;span class="b"&gt;fino a 150 operai&lt;/span&gt;, i modelli delle carrozzerie venivano creati individualmente sulla base delle richieste degli acquirenti e prodotti a Vienna dalla &lt;span class="b"&gt;Schafrenek &amp;amp; Lonar&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img title="Alba" style="display:block; text-align:center;" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVpeoNV5kUI/AAAAAAAACAk/1nYIEBbckX4/alba001.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;L’ottimismo non venne però ripagato da altrettanto successo. Sarà perché una vettura con quelle caratteristiche era destinata ad una elite, sarà perché chi desiderava un’automobile e poteva permettersela aveva già acquistato uno di quei modelli che andavano per la maggiore in quei tempi, sarà per una scarsità di pubblicità anche a livello locale, ma gli ordini non arrivavano: solo &lt;span class="b"&gt;nove&lt;/span&gt; furono le vetture prodotte nel corso del &lt;span class="b"&gt;1908&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Alla fine di quello stesso anno l'assemblea degli azionisti deliberò lo scioglimento della società. La liquidazione avverrà poi nel &lt;span class="b"&gt;1911&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Le vetture rimaste invendute furono messe in servizio come &lt;span class="b"&gt;auto da piazza&lt;/span&gt; nel tratto tra &lt;span class="b"&gt;Barcola&lt;/span&gt; e &lt;span class="b"&gt;Miramare&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="San Giusto" style="FLOAT: right" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVpT1AGNJJI/AAAAAAAACAA/dTb_DQjbrv0/sangiusto%20logo.jpg" /&gt;Nel &lt;span class="b"&gt;1924 &lt;/span&gt;ci riprovò la &lt;span class="b"&gt;San Giusto Fabbrica d’Automobili S.A.&lt;/span&gt; con una vetturetta rivoluzionaria per l’epoca, una trazione posteriore da 750 cc. di cilindrata progettata dall’Ingegner &lt;span class="b"&gt;Guido Ucelli di Nemi&lt;/span&gt; (1885-1964). &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il telaio venne presentato al &lt;span class="b"&gt;Salone dell’Automobile alla Fiera di Milano&lt;/span&gt; nello stesso anno e suscitò un grande interesse.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Scrive &lt;span class="b"&gt;Auto Italiana&lt;/span&gt;, una delle più autorevoli riviste del tempo: &lt;span class="b"&gt;“Nello stand della Sangiusto trovasi la maggiore novità e la più interessante di tutto il Salone”&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286389647067099922" style="FLOAT: left" alt="La San Giusto" src="http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SV0HYCG8sxI/AAAAAAAACGI/NgCtU1ihtDY/s320/sangiusto.jpg" /&gt;Il motore, un piccolo quattro cilindri di 750 cc, raffreddato ad aria per mezzo di un radiatore comandato meccanicamente dal motore stesso, è infatti sistemato posteriormente e forma un gruppo unico con la scatola del cambio e quella del differenziale, gli assali anteriori e posteriori e permettono alle ruote stesse di oscillare indipendenti ed i cilindri sono sistemati all’interno di una camicia d’alluminio nella quale circola l’aria aspirata dal radiatore.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Una concezione che anticipa in maniera sorprendente quelli che sarebbero stati, negli anni successivi, gli orientamenti della tecnica automobilistica.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Eppure, spenta l’eco del &lt;span class="b"&gt;Salone dell’Automobile&lt;/span&gt;, già dopo pochi mesi la vetturetta triestina non fece più parlare di sé. La &lt;span class="b"&gt;San Giusto&lt;/span&gt; venne costruita infatti in non più di una &lt;span class="b"&gt;ventina &lt;/span&gt;di esemplari.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L’azienda, posta in liquidazione già nel &lt;span class="b"&gt;1926&lt;/span&gt;, fu definitivamente cancellata dal Registro delle Ditte nel &lt;span class="b"&gt;1928&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;E qui finisce la &lt;span class="b"&gt;storia dell’automobile costruita a Trieste&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Per la verità, nel &lt;span class="b"&gt;1923&lt;/span&gt; ci volle provare anche la &lt;span class="b"&gt;Ford Motor Company d’Italia&lt;/span&gt;, ma nello stabilimento di Trieste si assemblavano semplicemente parti staccate costruite in Inghilterra del &lt;span class="b"&gt;modello A&lt;/span&gt; e delle trattrici &lt;span class="b"&gt;Fordson&lt;/span&gt;. Da Trieste le autovetture e i trattori venivano poi distribuiti oltre che in Italia, anche nei Balcani e nei paesi del medio Oriente.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Sede della Ford Company Italia a Trieste" style="FLOAT: right" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVo4qrjw4YI/AAAAAAAAB-I/7163pV_SnWw/ford%20stabilimento%20trieste.jpg" /&gt;In ogni caso anche lo stabilimento &lt;span class="b"&gt;Ford&lt;/span&gt; non resistette molto di più. La presenza di fabbriche straniere sul suolo nazionale venne vista come una &lt;span class="b"&gt;insidiosa concorrenza&lt;/span&gt; per l’industria italiana, che premette sul Governo per una protezione dei nostri prodotti. Lo stabilimento &lt;span class="b"&gt;Ford Motor Company d’Italia&lt;/span&gt; di Trieste venne chiuso d’autorità dal Prefetto locale su telegramma del Duce, “&lt;span class="b"&gt;per superiori motivi d’interesse nazionale&lt;/span&gt;”, il 26 ottobre del &lt;span class="b"&gt;1929&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Delle due vetture triestine rimangono &lt;span class="b"&gt;poche tracce&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I più curiosi potranno recarsi presso il &lt;span class="b"&gt;Museo Nazionale Carlo Biscaretti di Ruffia di Torino&lt;/span&gt;, o presso il &lt;span class="b"&gt;Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano&lt;/span&gt; dove sono conservati due telai della &lt;span class="b"&gt;San Giusto&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="display:block; text-align:center;width: 320px; height: 227px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SV0VA6BjhbI/AAAAAAAACGQ/Nckl3X8fm7E/s320/san+giusto+telaio.jpg" border="0" alt="telaio della San Giusto"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286404642922792370" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I nostalgici potranno recarsi di prima mattina sul Colle di &lt;span class="b"&gt;San Giusto&lt;/span&gt; a contemplare l’&lt;span class="b"&gt;Alba&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…magari da dietro i vetri di una &lt;span class="b"&gt;Ford&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;1. Tratto dal sito dell’Automobile Club di Trieste&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;2.Segretario Generale delle Assicurazioni Generali dal 1894 al 1909&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;3.Figlio di Saul David Modiano fondatore dell’omonima industria di grafica e carte da gioco&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;4.A Zaule secondo altre fonti&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;5.L’immagine è tratta dal sito EuroOldtimers.Com&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-7001419197850481960?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/7001419197850481960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=7001419197850481960' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/7001419197850481960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/7001419197850481960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/12/andavo-100-allora.html' title='Andavo a 100 all’ora'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/SVz2rbnJzYI/AAAAAAAACGA/E1VEtzR1Ync/s72-c/garage+margherita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-2618457734076856010</id><published>2008-12-28T16:49:00.007+01:00</published><updated>2009-01-31T23:21:34.100+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Posta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>Gerhard Zucker, il genio deflagrante</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Gerhard Zucker" style="float: left" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVebp5jL3CI/AAAAAAAAB68/eMjso2AeZRY/zucker.jpg" /&gt;L’Ingegner &lt;span class="b"&gt; Gerhard Zucker&lt;/span&gt; nacque nel &lt;span class="b"&gt; 1900&lt;/span&gt; a &lt;span class="b"&gt; Hasselfelde&lt;/span&gt; in Germania. Le prime notizie che si hanno di lui è che &lt;span class="bc"&gt; produceva burro e formaggi &lt;/span&gt;nella sua terra natia.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Folgorato &lt;span class="bc"&gt; sulla via della polvere pirica&lt;/span&gt;, nel &lt;span class="b"&gt; 1931&lt;/span&gt; iniziò ad effettuare diversi esperimenti nei villaggi della regione con dei razzi di sua progettazione destinati, nella sua idea, a trasportare corrispondenza.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Allontanato dalle autorità locali, durante il &lt;span class="b"&gt; 1933&lt;/span&gt; iniziò a girare la Germania per presentare il suo stupefacente&lt;span class="c"&gt;  “razzo operativo riutilizzabile di 5 metri di lunghezza, 360 chilogranmmi di peso, in grado di volare per 400 chilometri ad un’altitudine di 1000 metri e ad una velocità di 1 chilometro al secondo e capace di ritornare al punto di partenza dopo aver rilasciato un carico o aver effettuato fotografie ricognitive&lt;/span&gt;”. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Gerhard Zucker ed il suo razzo" style="float: right" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVaNb5hrJHI/AAAAAAAAB5U/sos3ND3y_As/razzo.jpg" /&gt;&lt;span class="b"&gt; Zucker&lt;/span&gt; organizzò un’esposizione dimostrativa a &lt;span class="b"&gt; Cuxhaven&lt;/span&gt; sulla costa settentrionale della Germania nell’&lt;span class="b"&gt;aprile del 1933&lt;/span&gt;. Una folla di personalità e di curiosi si riunì per assistere all’imperdibile evento: dopo aver percorso circa 15 metri oscillando nell’aria, il razzo si schiantò inesorabilmente al suolo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; non si scoraggiò per così poco e riprese il tour attraverso la Germania organizzando nuove dimostrazioni e&lt;span class="bc"&gt;  vendendo speciali fascette ed annulli&lt;/span&gt; per la sua “&lt;span class="bc"&gt;posta espresso via razzo&lt;/span&gt;”. Le lettere spedite con quel mezzo dovevano obbligatoriamente essere munite della fascetta e dell’annullo ufficiale,&lt;span class="bc"&gt; pagando ovviamente un sovrapprezzo&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Dimostrazioni in Germania" style="float: center" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVaNbMlJbqI/AAAAAAAAB5M/scJE0DpxI6w/razzo%20esibizione.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nell’inverno tra il 1933 e il 1934 le straordinarie potenzialità del razzo furono mostrate alle &lt;span class="bc"&gt;gerarchie militari naziste&lt;/span&gt;, che pare non rimasero particolarmente  impressionate.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="b"&gt; Nel corso del 1934&lt;/span&gt; allora il &lt;span class="c"&gt; pirotecnico&lt;/span&gt; Ingegnere prese a girare l’Europa per piazzare il suo prodotto. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L’&lt;span class="b"&gt; Olanda&lt;/span&gt;, il &lt;span class="b"&gt; Belgio&lt;/span&gt;, la &lt;span class="b"&gt; Svizzera&lt;/span&gt; furono teatro delle sue mirabolanti imprese ed anche l’&lt;span class="b"&gt;Italia&lt;/span&gt; non volle sottrarsi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;A quell’epoca in&lt;span class="b"&gt; Italia&lt;/span&gt; c’erano già più di novanta capoluoghi di provincia ed ottomila comuni, ma dove organizzò i suoi esperimenti l’&lt;span class="c"&gt;esplosivo&lt;/span&gt; Ingegnere? &lt;span class="bc"&gt;Ma naturalmente a Trieste&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; fece preparare speciali fascette triangolari per commemorare l’evento. Per il trasporto via “&lt;span class="bc"&gt;razzo espresso&lt;/span&gt; ” veniva richiesta una &lt;span class="bc"&gt;piccola sovrattassa&lt;/span&gt;   di 5 e 7,70 lire segnalata nell’apposita fascetta, quando la &lt;span class="bc"&gt;normale affrancatura&lt;/span&gt;   era di 10 centesimi (25 per l’estero)!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Le sovrattasse" style="float: center" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVec-9ZkNWI/AAAAAAAAB8k/8yM5Jhux2Cs/annulli%20trieste.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L’esperimento si svolse il &lt;span class="b"&gt;31 ottobre del 1934&lt;/span&gt;   e non si sa per quale &lt;span class="bc"&gt;imprevedibile intervento soprannaturale&lt;/span&gt;   fu coronato da successo. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il razzo venne lanciato pare da &lt;span class="b"&gt;Zaule&lt;/span&gt;   ed atterrò a &lt;span class="b"&gt;Trieste&lt;/span&gt;  , un viaggio di pochi chilometri, dopodichè la posta venne inoltrata con mezzi convenzionali. &lt;span class="bc"&gt;Tutte le 1600 lettere arrivarono a destino&lt;/span&gt;  .&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Busta dell'epoca regolarmente consegnata" style="float: center" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVaNdSeqjCI/AAAAAAAAB5c/GV9vQx_--pQ/busta1.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ci sarebbe da chiedersi chi furono quei &lt;span class="bc"&gt;1600 temerari triestini&lt;/span&gt; che affidarono le loro missive al &lt;span class="c"&gt;detonante&lt;/span&gt;  Ingegnere ed alla sua macchina volante. Si possono capire i filatelici che inviarono la lettera a loro stessi attendendosi un aumento di valore di quelle buste “&lt;span class="c"&gt;affrancate e viaggiate&lt;/span&gt;” in quel modo tanto singolare, ma gli altri? Bah, ognuno dia la risposta che crede…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel &lt;span class="b"&gt;1934&lt;/span&gt; l’&lt;span class="c"&gt;infiammabile&lt;/span&gt; &lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; si spostò in Gran Bretagna dove in maggio espose il suo razzo alla &lt;span class="bc"&gt;London Air Post Exhibition&lt;/span&gt;. Il fotografo &lt;span class="b"&gt;Robert Hartman&lt;/span&gt; e la filatelica Signora &lt;span class="b"&gt;Dombrowski&lt;/span&gt; fiutarono l’affare ed idearono il modo per ottenere migliaia di sterline dalla vendita della corrispondenza trasportata dal razzo di &lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Schema del razzo" style="float: right" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVeebXQaXoI/AAAAAAAAB9E/yH2EYCx-Cv4/schema.jpg" /&gt;&lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; obiettò che vi sarebbero stati problemi a replicare i &lt;span class="bc"&gt;brillanti esperimenti&lt;/span&gt; effettuati in Germania perché i Nazisti avevano vietato il trasporto al di fuori dei confini della Germania del &lt;span class="bc"&gt;propellente speciale&lt;/span&gt; indispensabile all’azionamento del razzo e perché la rampa di lancio aveva necessità di un &lt;span class="bc"&gt;olio lubrificante tedesco dalla formulazione segretissima&lt;/span&gt;. La Signora &lt;span class="b"&gt;Dombrowski&lt;/span&gt; si dichiarò addirittura disposta a recarsi in Germania per procurarsi &lt;span class="bc"&gt;tutto ciò che fosse indispensabile per la realizzazione del progetto&lt;/span&gt; facendogli superare il confine nascosto all’interno delle sue cappelliere. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; Davanti a cotanta tenacia ed abnegazione, con brillante improvvisazione &lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; riuscì a costruire un modello più piccolo del suo razzo usando materiali sostitutivi (incluso del &lt;span class="bc"&gt;burro come lubrificante&lt;/span&gt;).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il &lt;span class="b"&gt;6 giugno del 1934&lt;/span&gt;, di primo mattino, &lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt;, la signora &lt;span class="b"&gt;Dombrowski&lt;/span&gt;, un giornalista ed un fotografo del &lt;span class="bc"&gt;London Daily Express&lt;/span&gt;, un editore di una rivista filatelica ed &lt;span class="b"&gt;Hartman&lt;/span&gt; si riunirono su una collina del &lt;span class="b"&gt;Sussex&lt;/span&gt;. Dopo un primo lancio senza carico coronato da successo, vennero effettuati due lanci con i razzi carichi di corrispondenza. Gli osservatori videro i razzi sollevarsi nel cielo fino ad una altezza di 800 metri. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il giorno dopo il &lt;span class="bc"&gt;London Daily Express&lt;/span&gt; diede la notizia del lancio del “&lt;span class="c"&gt;Primo razzo postale britannico&lt;/span&gt;” prevedendo che di lì a poco sarebbe stato inaugurato un servizio postale regolare &lt;span class="bc"&gt;via razzo espresso&lt;/span&gt; tra Dover e Calais.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Articolo sul London Daily Express" style="float: center" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVaNfJJcZJI/AAAAAAAAB5s/XpnC7dr1McQ/Giornale.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il passo successivo era quello di cercare di impressionare i dirigenti della &lt;span class="bc"&gt;Royal Mail&lt;/span&gt; sulle potenzialità della posta a mezzo &lt;span class="bc"&gt;razzo espresso&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Il lancio per la Royal Mail" style="float: right" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVaNd9nCa2I/AAAAAAAAB5k/57hfgHI_pVo/lancio%20UK.jpg" /&gt;&lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; annunciò un volo dimostrativo di 1600 metri tra la città di &lt;span class="b"&gt;Harris&lt;/span&gt; e l’isola di &lt;span class="b"&gt;Scarp&lt;/span&gt;. Il razzo impiegato aveva una lunghezza di poco più di 1 metro ed un diametro di 18 centimetri ed era dotato  di un propulsore di 55 centimetri di lunghezza per 6 centimetri di diametro. La parte restante venne &lt;span class="bc"&gt;imbottita&lt;/span&gt; di 1200 lettere&lt;span class="bc"&gt; pre-affrancate e  altamente redditizie&lt;/span&gt; . I funzionari governativi il &lt;span class="b"&gt;31 luglio del 1934&lt;/span&gt; poterono osservare il razzo sollevarsi in aria ed esplodere seminando lettere in fiamme sulla spiaggia sottostante. &lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; sostenne che le cause dovevano ricercarsi probabilmente in un cattivo assemblaggio delle cartucce del propellente. Tuttavia le &lt;span class="bc"&gt;buste sbruciacchiate&lt;/span&gt; che vennero recuperate ottennero un buon successo tra i collezionisti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli Inglesi accusarono &lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; di essere una “&lt;span class="bc"&gt;minaccia per il Servizio Postale Nazionale e per la sicurezza del Paese&lt;/span&gt;” e lo rispedirono in Germania, non si sa se trascinato per le orecchie o inoltrato con uno dei suoi &lt;span class="bc"&gt;mirabolanti razzi postali&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Appena rientrato in Patria, &lt;span class="b"&gt;Zucker&lt;/span&gt; fu arrestato pare per sospetto collaborazionismo con gli Inglesi, ma poiché l’arresto venne commutato in un ricovero coatto presso una casa di cura &lt;span class="bc"&gt;a patto che la smettesse coi suoi esperimenti&lt;/span&gt;, si sospetta che le motivazioni fossero altre.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Alla &lt;span class="bc"&gt;fine della seconda guerra mondiale&lt;/span&gt;, spostatosi a pochi chilometri di distanza dalla sua città natale, iniziò l’attività di vendita di mobili e contemporaneamente &lt;span class="bc"&gt;riprese i suoi esperimenti sui razzi&lt;/span&gt;. Uno studente rimase ucciso a &lt;span class="b"&gt;Braunlage&lt;/span&gt; nel &lt;span class="b"&gt;1964&lt;/span&gt; nel corso di uno di questi esperimenti cosa che portò il governo tedesco a bandire lanci di razzi non militari oltre i 100 metri di altezza su tutto il territorio nazionale. Ciò nonostante, nel corso degli &lt;span class="b"&gt;anni 1970, Zucker&lt;/span&gt; riprese di nascosto i lanci di corrispondenza &lt;span class="bc"&gt;via razzo espresso&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="b"&gt;Zucker &lt;/span&gt;morì nella sua casa nel &lt;span class="b"&gt;1985&lt;/span&gt;. La sua anima si sollevò con un&lt;span class="bc"&gt; razzo espresso&lt;/span&gt; e sparì in un bagliore accecante: non è dato modo di sapere se l’anima arrivò a destino.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-2618457734076856010?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/2618457734076856010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=2618457734076856010' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/2618457734076856010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/2618457734076856010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/12/gerhard-zucker-il-genio-deflagrante.html' title='Gerhard Zucker, il genio deflagrante'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SVebp5jL3CI/AAAAAAAAB68/eMjso2AeZRY/s72-c/zucker.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-677138049352655491</id><published>2008-12-22T19:24:00.038+01:00</published><updated>2009-01-31T23:22:20.333+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monumenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>I record del dongiovanni allampanato</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Faro della Vittoria" style="FLOAT: right" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_fWDXb0AI/AAAAAAAABWU/dlwN7qAN-p0/faro_1.JPG" /&gt;Tutte le notti, da buon ammaliatore, fa l’occhiolino alle navi e alle imbarcazioni che incrociano nell’alto Adriatico. Impossibile non vederlo con la sua mole dal mare, altrettanto impossibile se si percorre la Strada del Friuli.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Simbolo un po’ bistrattato di Trieste, il &lt;span class="bc"&gt;Faro della Vittoria&lt;/span&gt; è invece, forse ad insaputa degli stessi triestini, una costruzione davvero &lt;span class="bc"&gt;unica e da primato&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;E’ innanzitutto l’unico faro per la navigazione ancora in funzione che abbia il doppio ruolo di faro e monumento ed è anche l’unico che sulla sua sommità rechi una statua e che statua, un colosso di ben 7 metri e 20 centimetri, pari ad un palazzo di oltre due piani.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L'idea di costruire quest'opera si manifestò già nel 1918. Originariamente il faro avrebbe dovuto sorgere sulla costa istriana, nelle vicinanze di Pola, ma, grazie all’interessamento della Lega Navale, si decise di edificarlo nel golfo di Trieste e in un luogo fortemente simbolico, sulle solide fondamenta del bastione rotondo dell'ex-forte austriaco &lt;span class="bc"&gt;Kressich&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il&lt;span class="bc"&gt; forte Kressich&lt;/span&gt; occupava allora il &lt;span class="bc"&gt;Poggio della Gretta&lt;/span&gt; a 60 metri sul livello del mare e costituiva uno dei capisaldi a protezione della città da tutti i pericoli che potevano giungere dal mare.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="forte Kressich" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_MRJz_bJI/AAAAAAAABVE/_HHyMf8spLg/forte%20da%20barcola.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Costruito tra il 1854 ed il 1857, era un’opera difensiva formidabile: la sua elevazione dal mare lo rendeva invulnerabile ai colpi delle artiglierie navali non avendo a quel tempo i cannoni delle navi un alzo sufficiente a superare quel dislivello. Verso il mare si aprivano le massicce feritoie ed era posizionata la rondella principale&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;, i suoi sotterranei a prova di bombardamenti, si dice giungessero fino alla chiesa di Barcola. Da terra il forte era protetto da un ampio fossato ed un ponte levatoio mentre un doppio sistema di porte ne consentiva l'accesso.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il progetto per il nuovo faro venne affidato all’architetto triestino &lt;span class="bc"&gt;Arduino Berlam &lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;, che presentò diverse soluzioni, ma tutte furono scartate. Per invogliare ancor di più alla costruzione dell’opera, il &lt;span class="bc"&gt;Berlam&lt;/span&gt; rinunciò pure al proprio compenso, versando inoltre un pari importo in favore delle casse del Comitato del Faro.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I lavori per la realizzazione del faro vennero finanziati, oltre che dal &lt;span class="bc"&gt;Berlam&lt;/span&gt; e dalle autorità nazionali, anche da sottoscrizioni private di banche, assicurazioni e privati cittadini.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Le difficoltà nella scelta del progetto furono presumibilmente dovute all’aspetto monumentale della costruzione e non a quello del faro di segnalazione. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Che bisogno c’era in effetti di costruire un faro così ciclopico su un colle alto già 60 metri dal livello del mare? In genere fari così alti si costruiscono sul mare oppure quando si hanno da superare ostacoli naturali, ma che ostacoli insormontabili c’erano nel golfo di Trieste? La distanza del fascio di luce? Ma la distanza si ottiene con la potenza della lanterna, non con l’altezza del faro. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Siamo nel gennaio del 1923, c’era appena stata la &lt;span class="bc"&gt;marcia su Roma&lt;/span&gt;, il 3 gennaio del 1925 &lt;span class="bc"&gt;Mussolini annunciò&lt;/span&gt; la presa dei &lt;span class="bc"&gt;poteri dittatoriali&lt;/span&gt; in Italia.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Costruire un monumento in quel periodo non doveva essere impresa da poco, soprattutto se era un monumento da dedicare ai &lt;span class="bc"&gt;Marinai d’Italia&lt;/span&gt;, ma anche e soprattutto un monumento che inneggiasse alla &lt;span class="bc"&gt;Vittoria nella guerra del 1915-1918&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il primissimo progetto non includeva la statua sulla sommità e l’effige era del tutto diversa, una prora di nave con una figura di marinaio, lo scafo sorretto da due dee della Vittoria, ma fu scartato.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;In quella fase politica infatti non poteva essere &lt;span class="bc"&gt;UN&lt;/span&gt; monumento, doveva essere&lt;span class="bc"&gt; IL&lt;/span&gt; monumento.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Di statue che inneggiavano alla Vittoria in Europa ce n’erano già diverse, ma tutte di statura modesta, tutte meno una, la &lt;span class="bc"&gt;Siegessäule&lt;/span&gt;, ovvero la &lt;span class="bc"&gt;Colonna della Vittoria di Berlino&lt;/span&gt; (1873), in Königsplatz, ora Piazza della Repubblica, &lt;span class="bc"&gt;alta 62,30 metri&lt;/span&gt;. Occorreva sopravanzarla per essere i &lt;span class="bc"&gt;primi in Europa&lt;/span&gt; e allora fu presumibilmente imposto al &lt;span class="bc"&gt;Berlam&lt;/span&gt; di costruire una torre completa di faro e statua dell’altezza di ben &lt;span class="bc"&gt;68,85 metri&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Dopo alcune valutazioni, venne scelto il progetto definitivo e &lt;span class="bc"&gt;i lavori presero avvio nel 1923&lt;/span&gt; appaltati al Consorzio tra Cooperative di Ex Combattenti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I lavori durarono 4 anni dal 15 gennaio 1923 al 24 maggio 1927 giorno in cui il &lt;span class="bc"&gt;Faro della Vittoria&lt;/span&gt; venne inaugurato alla presenza del &lt;span class="bc"&gt;Re Vittorio Emanuele III&lt;/span&gt; che, simbolicamente, accese per la prima volta il Faro.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il giorno dell’inaugurazione &lt;span class="bc"&gt;il Piccolo&lt;/span&gt; intitolò solennemente: &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote class="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="centrata"&gt;IL GRANDE FARO CHE TRIESTE INALZA SU LE ACQUE LIBERATE&lt;br /&gt;PERCHE’ ROMPA LE TENEBRE E RICORDI I GLORIOSI CADUTI SUL MARE&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nell’articolo si leggeva, tra l’altro:&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="inciso"&gt;Il Faro si distingue fra tutte le opere di siffatto genere per l'intransigenza del suo carattere monumentale, che il fine pratico cui esso è destinato e che meravigliosamente esso adempie, non perturba nella sua grande linea armonica.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="inciso"&gt;Eretto sovra un'altura, dirimpetto la città, sul mare che già libero dal tumulto portuale vi si distende dinanzi infinito, il Faro ha un'apparenza bella, maestosa e dominatrice, da qualunque punto si affacci improvviso ai nostri occhi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Il Piccolo di Trieste 25 maggio 1927" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_MSjkNHPI/AAAAAAAABVU/xjsNN0Dg-Bk/il%20piccolo.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ma erano stati fatti conti senza l’oste, anzi “&lt;span class="bc"&gt; die Rechnung ohne den Wirt machen&lt;/span&gt;”!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel &lt;span class="bc"&gt;1939 Hitler decise&lt;/span&gt; di far spostare il monumento berlinese alla Vittoria nella &lt;span class="bc"&gt;Großer Stern&lt;/span&gt; e, con l’occasione, pensò bene di farlo elevare di &lt;span class="bc"&gt;altri 7 metri e mezzo&lt;/span&gt; aggiungendo un elemento alla colonna e facendo raggiungere all’opera un’altezza complessiva di &lt;span class="bc"&gt;69,80 metri, 95 centimetri in più del Faro della Vittoria&lt;/span&gt;!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="monumento berlinese alla Vittoria" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_MPKdp5mI/AAAAAAAABUs/8UTjFINQbTk/Berlino%201927-1939.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Che &lt;span class="bc"&gt;smacco&lt;/span&gt; per l’Italia! &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;E’ presumibile che i potenti dell’epoca convocassero il &lt;span class="bc"&gt;Berlam&lt;/span&gt; per far sì che si inventasse qualcosa &lt;span class="bc"&gt;per riprendersi il primato&lt;/span&gt;, magari sostituendo la fiaccola, con una bandiera, con un fucile, con un remo, con una canna da pesca!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;C’è da immaginarsi telefoni roventi e telescriventi esauste tra Roma e Trieste, ma fu tutto inutile, il &lt;span class="bc"&gt;Berlam fu irremovibile&lt;/span&gt;. Qualche anno più tardi morirà e con lui, a distanza di poco tempo, anche il &lt;span class="bc"&gt;Mayer&lt;/span&gt;, autore della statua, ma sicuramente fu solo una coincidenza.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Scoppiò la &lt;span class="bc"&gt;Seconda Guerra Mondiale&lt;/span&gt; ed il problema faro-monumentale passò in secondo piano.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il primato rimase ai tedeschi e continua a resistere anche ai giorni nostri.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ma il &lt;span class="bc"&gt;Faro della Vittoria&lt;/span&gt;, oltre ad essere un monumento, è anche è soprattutto un &lt;span class="bc"&gt;faro&lt;/span&gt; ed anche qui le sorprese non mancano.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Pochi infatti sanno che, come faro, è per altezza della costruzione, il secondo in Italia, il terzo in Europa ed &lt;span class="bc"&gt;il quarto nel mondo&lt;/span&gt;!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Con i suoi &lt;span class="bc"&gt;68,85 metri&lt;/span&gt; lo sovrasta in Italia solo la &lt;span class="bc"&gt;Lanterna di Genova&lt;/span&gt; (74,98 metri), in Europa anche il &lt;span class="bc"&gt;Faro dell’Ile Vierge in Bretagna&lt;/span&gt; (82,50 metri) e nel mondo il fuori concorso &lt;span class="bc"&gt;Faro di Yokohama&lt;/span&gt; costruito nel 1961 nel parco di Yamashita, che con i suoi 106,07 metri è, e probabilmente continuerà ad essere per molto tempo, il faro più alto del mondo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="I fari più alti nel mondo" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_mxuC0uJI/AAAAAAAABXc/e5TQtg_qS-Q/fari_confronto.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Tutti gli altri fari, presenti nei 5 continenti, sono di statura molto più modesta e sono rarissimi quelli che superano i 50 metri di elevazione.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Basti pensare che il faro più alto degli Stati Uniti è quello di &lt;span class="bc"&gt;Cape Hatteras&lt;/span&gt; (59,74 metri), il più alto dell’Oceania il faro di &lt;span class="bc"&gt;Cape Wickham&lt;/span&gt;, sulla King Island in Tasmania (48 metri), il più alto in Africa è quello di &lt;span class="bc"&gt;Slangkop Point&lt;/span&gt; in Sud Africa (33 metri).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il &lt;span class="bc"&gt;Faro della Vittoria&lt;/span&gt; si erge poco al di sopra della Strada del Friuli ed è composta da un ampio basamento che incorpora il bastione rotondo dell’ex forte austriaco &lt;span class="bc"&gt;Kressich&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Al termine del &lt;span class="bc"&gt;basamento a gradoni&lt;/span&gt; è apposta una grande lapide con la scritta "&lt;span class="bc"&gt; SPLENDI E RICORDA I CADUTI SUL MARE MCMXV - MCMXVIII&lt;/span&gt;" e, sopra di essa, è collocata l’effige di un marinaio che scruta l’orizzonte, ideata da &lt;span class="bc"&gt;Giovanni Mayer&lt;/span&gt; (1863-1943) e scolpita nella &lt;span class="bc"&gt;pietra d’Orsera&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt; da &lt;span class="bc"&gt;Regolo Salandini&lt;/span&gt;. Tra la &lt;span class="bc"&gt;statua del marinaio&lt;/span&gt;, alta 8,60 metri, e la lapide, è posizionata l’ancora del &lt;span class="bc"&gt;cacciatorpediniere Audace&lt;/span&gt;, prima nave italiana giunta a Trieste il 3 novembre 1918&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Faro della Vittoria" style="FLOAT: right" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_MR-89ILI/AAAAAAAABVM/8J7pMjRLTr8/faro2.jpg" /&gt;Il monumento la cui base è a forma di campana ed è ricoperto da blocchi di &lt;span class="bc"&gt;pietra di Doberdò&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;5&lt;/sup&gt;, prosegue verso l'alto restringendosi fino a creare la base del lungo cilindro scanalato che è il &lt;span class="bc"&gt;corpo del Faro&lt;/span&gt; vero e proprio con struttura in cemento armato rivestita da blocchi di pietra di &lt;span class="bc"&gt;Orsera&lt;/span&gt; che culmina con un capitello che sorregge il ballatoio detto “coffa”, con chiaro riferimento all’albero della nave, con il parapetto anch'esso in pietra lavorata.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Sopra il terrazzo è posta la &lt;span class="bc"&gt;lanterna del Faro&lt;/span&gt;, circondata da un terrazzo in ferro e chiusa dalla cupola di bronzo decorata a squame.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Sulla cupola svetta la statua della Vittoria Alata anch'essa opera di &lt;span class="bc"&gt;Giovanni Mayer&lt;/span&gt;, forgiata da &lt;span class="bc"&gt;Giacomo Srebot&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;6&lt;/sup&gt; nella fonderia in via del Solitario, oggi via Foschiatti. La statua simboleggia la &lt;span class="bc"&gt;dea Nike&lt;/span&gt;, portatrice di vittoria, è in rame con un'anima in ferro, è alta 7.20 metri, nella mano destra impugna una &lt;span class="bc"&gt;corona d'alloro&lt;/span&gt; mentre la sinistra innalza al cielo la &lt;span class="bc"&gt;fiaccola della Vittoria&lt;/span&gt;. Le sue &lt;span class="bc"&gt;ali&lt;/span&gt;. furono fatte in maniera tale da non opporre un eccessivo contrasto alla bora e l'anima in ferro fu studiata con un particolare sistema di tiranti e spirali che permettono una leggera &lt;span class="bc"&gt;flessione delle ali &lt;/span&gt;alle raffiche più impetuose. La statua infatti è cava, e lo dimostra il peso relativamente modesto di circa 7 quintali. Successivamente le &lt;span class="bc"&gt;ali&lt;/span&gt; furono &lt;span class="bc"&gt;traforate&lt;/span&gt; per fornire ancora minore resistenza al vento.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Lo &lt;span class="bc"&gt;stile della statua&lt;/span&gt;, progettata e costruita negli anni venti, non poteva che risentire del gusto dell’epoca e del &lt;span class="bc"&gt;Futurismo&lt;/span&gt; che in quegli anni imperava ed onestamente non si può dire sia un capolavoro di bellezza, soprattutto se confrontata con analoghe statue sparse in tutto il mondo&lt;sup&gt;7&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Statue a confronto" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_m5bchFLI/AAAAAAAABYA/DjwGZ48m9r4/statue%20-%20confronto.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Al &lt;span class="bc"&gt;faro&lt;/span&gt; vero e proprio si accede nel piazzale interno da un portale ai cui lati sono sistemati due &lt;span class="bc"&gt;proiettili&lt;/span&gt; della famosa corazzata &lt;span class="bc"&gt;Viribus Unitis&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;8&lt;/sup&gt;. Dopo anni di chiusura, oggi si può salire, anche con un comodo ascensore o affrontando i suoi &lt;span class="bc"&gt;285 gradini&lt;/span&gt;, fino alla “coffa” dalla quale si ha una splendida vista di Trieste.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Faro della Vittoria: lanterna" style="FLOAT: right" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_MNQ9toVI/AAAAAAAABUU/Fx5waFeeIYY/ottica%20lanterna.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;Fin dalla sua attivazione il &lt;span class="bc"&gt;Faro della Vittoria&lt;/span&gt; ha utilizzato l’energia elettrica. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;La &lt;span class="bc"&gt;lanterna&lt;/span&gt; di trova ad un'altezza di circa &lt;span class="bc"&gt;130 metri&lt;/span&gt; sul livello del mare, il corpo luminoso è costituito da un’&lt;span class="bc"&gt;ottica rotante&lt;/span&gt; che cattura la luce prodotta da una lampadina alogena da 1000 watt attraverso un complesso &lt;span class="bc"&gt;sistema di lenti&lt;/span&gt;. Il faro ha una &lt;span class="bc"&gt;visibilità di 30 miglia marine&lt;/span&gt;, circa 56 chilometri, in condizioni ottimali. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L’impianto, come tutti i fari della nostra penisola, è gestito dalla &lt;span class="bc"&gt;Marina Militare&lt;/span&gt; con personale proprio.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ogni faro marittimo è caratterizzato da una serie di &lt;span class="bc"&gt;lampi distintivi&lt;/span&gt; per permettere a chi osserva la costa dal mare di riconoscerlo. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il &lt;span class="bc"&gt;Faro della Vittoria&lt;/span&gt; emette 2 lampi di luce bianca in rapida sequenza con un intervallo tra il primo ed il secondo di 1,8 secondi, seguiti da una pausa di 7,8 secondi. L’intera sequenza dura circa 10 secondi. La &lt;span class="bc"&gt;rotazione completa&lt;/span&gt; dura 45 secondi e va da est verso ovest. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nelle giornate di nebbia, al segnale ottico viene associato un &lt;span class="bc"&gt;radiofaro&lt;/span&gt; in onde lunghe che emette un tono continuo sulla &lt;span class="bc"&gt;frequenza dei 299 khz&lt;/span&gt; modulato in ampiezza seguito dalla sigla "RD", ripetuta 2 volte, trasmessa in codice morse, che permetteva di regolare l'&lt;span class="bc"&gt;antenna radiogoniometrica&lt;/span&gt; posta a bordo delle navi in modo da segnalare la direzione di massima ricezione, coincidente con la posizione del faro.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Permetteva appunto, perché oggi ci sono sistemi più moderni e infallibili.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il &lt;span class="bc"&gt;Faro della Vittoria&lt;/span&gt; continua instancabile a scrutare l’orizzonte &lt;span class="bc"&gt;ammiccando&lt;/span&gt; la notte alle navi ultramoderne che passano al largo e che lo degnano solo di uno sguardo, dotate come sono di &lt;span class="bc"&gt;radar&lt;/span&gt; e &lt;span class="bc"&gt;navigatore satellitare&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Già, ma questo lui non lo sa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;1. Torre bassa e rotonda, costituita da mura spesse e robuste solitamente posta in posizione angolare.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;2. Arduino Berlam (Trieste 1880 – Tricesimo 1946) seguì ben presto le orme del padre Ruggero, noto architetto. Si formò a Milano tra il Politecnico e l'Accademia di Brera e collaborò a lungo con il padre. Operò soprattutto nella città natale, firmando non solo abitazioni e palazzi, ma anche monumenti (Faro della Vittoria e lapide virgiliana alle foci del Timavo) e gli interni delle prestigiose navi Saturnia e Vulcania.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;3. Pietra carsica istriana della cave in località Orsera, oggi Vrsar.(Croazia).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;4. L’Audace venne costruita nei cantieri Yarrow di Glasgow (Scozia) su commessa giapponese e avrebbe dovuto chiamarsi Kawakaze, ma venne acquistato dalla Regia Marina ed entrò in servizio nel 1916. Fu la prima unità ad entrare nel porto di Trieste il 3 novembre 1918 ed il molo a cui attraccò, che si chiamava molo San Carlo, da allora è diventato Molo Audace. Trasformato in nave scorta antiaerea nel 1942, venne catturato dai tedeschi a Venezia il 12 settembre 1943 ed entrò nella Kriegsmarine il 21 ottobre successivo rinominato TA 20. Impegnata come scorta nel Mar Adriatico venne affondato in combattimento dai cacciatorpediniere della Royal Navy.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;5. Pietra carsica originaria delle cave di Doberdò (Gorizia)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;6. Giovanni Sebroth o Giacomo Sebroth nell’officina di via Donato Bramante secondo altre fonti.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;7. Nell’ordine: Victoria Memorial (Londra, GB), Colchester's War Memorial (Colchester, Essex, GB), Siegessäule (Berlino, DE), Faro della Vittoria (Torino), Faro della Vittoria (Trieste)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="note"&gt;8. Corazzata dell’Imperial Regia Marina austro-ungarica appartenente alla classe “Tegetthoff” costruita nello Stabilimento Tecnico Triestino e varata nel 1911. All’inizio della guerra riportò a Trieste le spoglie dell’arciduca Francesco Ferdinando ucciso a Sarajevo insieme alla duchessa Sofia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object id="showcase" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=" height="450" width="500" align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000"&gt;&lt;param name="_cx" value="13229"&gt;&lt;param name="_cy" value="11906"&gt;&lt;param name="FlashVars" value=""&gt;&lt;param name="Movie" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=c74a5bd0a86dea00939962b1485bbb96&amp;amp;ps=4&amp;amp;sc=1&amp;amp;fs=1&amp;amp;type=0"&gt;&lt;param name="Src" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=c74a5bd0a86dea00939962b1485bbb96&amp;amp;ps=4&amp;amp;sc=1&amp;amp;fs=1&amp;amp;type=0"&gt;&lt;param name="WMode" value="Window"&gt;&lt;param name="Play" value="-1"&gt;&lt;param name="Loop" value="-1"&gt;&lt;param name="Quality" value="High"&gt;&lt;param name="SAlign" value="LT"&gt;&lt;param name="Menu" value="0"&gt;&lt;param name="Base" value=""&gt;&lt;param name="AllowScriptAccess" value=""&gt;&lt;param name="Scale" value="NoScale"&gt;&lt;param name="DeviceFont" value="0"&gt;&lt;param name="EmbedMovie" value="0"&gt;&lt;param name="BGColor" value="000000"&gt;&lt;param name="SWRemote" value=""&gt;&lt;param name="MovieData" value=""&gt;&lt;param name="SeamlessTabbing" value="1"&gt;&lt;param name="Profile" value="0"&gt;&lt;param name="ProfileAddress" value=""&gt;&lt;param name="ProfilePort" value="0"&gt;&lt;param name="AllowNetworking" value="all"&gt;&lt;param name="AllowFullScreen" value="true"&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://joomeo.com/showcase.swf?id=c74a5bd0a86dea00939962b1485bbb96&amp;ps=4&amp;sc=1&amp;fs=1&amp;type=0" quality="high" bgcolor="#000000" width="500" height="450" name="showcase" align="middle" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-677138049352655491?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/677138049352655491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=677138049352655491' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/677138049352655491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/677138049352655491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/12/i-record-del-dongiovanni-allampanato.html' title='I record del dongiovanni allampanato'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU_fWDXb0AI/AAAAAAAABWU/dlwN7qAN-p0/s72-c/faro_1.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-5093439692625218288</id><published>2008-11-30T18:30:00.066+01:00</published><updated>2009-01-31T23:23:01.687+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vicende semiserie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>La “vera” triste storia (semiseria) di Mikez e Jakez</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;Storia in parte oscura e sicuramente travagliata quella di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez e Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt; che però ha fatto la fortuna della &lt;b&gt;&lt;i&gt;Gondrand&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Nella sede di Trieste dell'azienda leader dei traslochi campeggia ancora una targa commemorativa.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Le prime notizie delle due statue risalgono al 1517.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Piazza Unità d'Italia a quei tempi si chiamava &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza San Pietro&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, ma comunemente veniva chiamata &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza Grande&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; perché ai triestini, si sa, le cose semplici non piacciono.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="La Torre dell'Orologio o Torre del Mandracchio o Torre del Porto" style="MARGIN: 0px 0px 15px 15px" src="http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/STWVvZHDMnI/AAAAAAAAAPI/ywVM7C3simA/s320/Torre+dell%27orologio.jpg" align="right" /&gt;La piazza non era ancora stata interrata ed occupava un terzo circa delle dimensioni attuali, era circondata da edifici che la isolavano anche dal mare. Le facciate delle costruzioni guardavano infatti all'interno dello slargo. Fra di esse, nel gruppo di quelle che davano le spalle al mare, c'era anche la &lt;em&gt;&lt;b&gt;Torre dell'Orologio&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;, chiamata anche &lt;em&gt;&lt;b&gt;Torre del Porto&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;, oppure ancora &lt;em&gt;&lt;b&gt;Torre del Mandracchio&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;, sempre perché ai triestini le cose semplici non piacciono, che in pratica era la porta della piazza che dava sull'antico porto della città, detto appunto &lt;em&gt;&lt;b&gt;Mandracchio&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; (piccola darsena), stretta fra le prigioni e la Locanda Grande.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel 1474 la &lt;em&gt;&lt;b&gt;Torre del Mandracchio&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; venne modificata per la prima volta e nel 1517 l'antica porta venne abbellita con un orologio e con due personaggi in bronzo che scandivano le ore e che il popolo allora battezzò &lt;em&gt;&lt;b&gt;Mikez e Jakez&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; ovvero Michele e Giacomo. Poiché erano di bronzo, le due statue si ossidarono in fretta ed assunsero una colorazione brunita o rossiccia, tanto che i triestini presero a chiamarli i &lt;b&gt;&lt;i&gt;mori di Piazza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Qualcuno però dice che il motivo del cambio di colorazione abbia avuto altre cause. Si racconta che un tal &lt;b&gt;&lt;i&gt;Jure&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che era solito ciondolare in Piazza nelle prime ore del mattino, giurava e spergiurava di averli visti incazzati neri che discutevano tra loro e borbottavano: "&lt;i&gt;Ma vara ti se in una cità con un mar cusì bel, i ne doveva meter giradi de spale!&lt;/i&gt;"&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel 1700 i &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mori&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; vennero smontati ed al loro posto fu costruita una trifora con tre campane, mantenendo però intatto il movimento degli automi. Si ignora che fine fecero &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez e Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, forse finirono in un deposito, forse finirono in mare, forse ancora furono fusi per ottenerne le stesse campane o altro.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel 1838 fu deciso &lt;b&gt;&lt;i&gt;l'abbattimento della Torre dell'Orologio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, ma un'anima nostalgica volle recuperarne, chissà perché, il meccanismo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L'incarico fu affidato all'orologiaio &lt;b&gt;&lt;i&gt;Antonio Sebastianutti&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che provvide a smontare il congegno dalla torre ed a rimontarlo sull'&lt;b&gt;&lt;i&gt;edificio della Loggia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che si trovava dal lato opposto della piazza, pressappoco nel luogo dove oggi sorge il Palazzo Municipale. Molti triestini scuotevano la testa in un chiaro segno di approvazione.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel 1875 l'architetto triestino &lt;b&gt;&lt;i&gt;Giuseppe Bruni&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; vinse la gara per la progettazione di un nuovo palazzo che avrebbe dovuto chiudere la piazza dal lato della città vecchia. Il nuovo edificio, il &lt;b&gt;&lt;i&gt;palazzo del Municipio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, doveva essere formato da un unico corpo monumentale sovrastato, nella parte centrale, da un torrione con orologio.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Qualcuno però si ricordò delle due statue che quasi 3 secoli prima adornavano la &lt;b&gt;&lt;i&gt;Torre dell'Orologio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (alias &lt;b&gt;&lt;i&gt;Torre del Porto&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, alias &lt;b&gt;&lt;i&gt;Torre del Mandracchio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, sempre perché ai triestini le cose semplici non piacciono) e convinse il &lt;b&gt;&lt;i&gt;Bruni&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di come sarebbe stato bello e nostalgico riavere i due cosiddetti &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mori&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il problema era che nessun triestino, per quanto longevo, aveva mai visto dal vivo le due statue: si sapeva solo che erano due &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mori&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e che erano soprannominati &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez e Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Un po' poco anche per il &lt;b&gt;&lt;i&gt;Bruni&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Notti e notti a studiare soluzioni, a creare e distruggere stampi. Alla fine decise che &lt;b&gt;&lt;i&gt;due paggi tirolesi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; sarebbero andati benissimo e avrebbero sicuramente fatto felice la casa asburgica.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I &lt;b&gt;&lt;i&gt;due paggi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; furono modellati in zinco nel 1875 dallo scultore &lt;b&gt;&lt;i&gt;Fausto Asteo da Ceneda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Per il trasporto da Venezia a Trieste&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt; venne incaricata la neonata casa di spedizioni &lt;b&gt;&lt;i&gt;Gondrand&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che utilizzò il suo carro ultimo modello trainato da una coppia di cavalli da tiro chiamati &lt;b&gt;&lt;i&gt;Bepìn e Giuanìn&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Il carro della Gondrand" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STLNk5wyflI/AAAAAAAAALI/yjIbnrRCCE8/ScreenShot002.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il viaggio durò settimane, ma alla fine i due cavalli arrivarono stremati con il loro carico nella piazza che, dal 1918, dopo un breve periodo nel quale era stata denominata &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza Francesco Giuseppe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, aveva assunto il nome di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza Unità&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in onore dell'avvenuta annessione di Trieste all'Italia, ma che comunemente veniva chiamata ancora &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza San Pietro&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza Grande&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; perché ai triestini, si sa, ecc., ecc.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I &lt;b&gt;&lt;i&gt;due paggi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; furono installati tra il 5 ed il 7 di gennaio del 1876 e batterono i primi dodici rintocchi a mezzogiorno del 14 gennaio davanti ad una folla festante che scuoteva la testa in segno di approvazione. Le due statue furono battezzate dai Triestini con un guizzo di fulgida fantasia, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez e Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ma &lt;b&gt;&lt;i&gt;Fausto Asteo da Ceneda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che era un entusiasta (ed un rompipalle di prima categoria), pensò che se due statue andavano bene, quattro sarebbero andate ancora meglio e quindi, con del bronzo che gli era avanzato nella fucina, modellò &lt;b&gt;&lt;i&gt;due tedofore&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; per abbellire la neonata piazza triestina.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;A &lt;b&gt;&lt;i&gt;Bepìn e Giuanìn&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che non si erano ancora ripresi dal viaggio, quando giunsero alle orecchie le voci che ci sarebbero state da portare anche altre due statue, si rizzarono le criniere dallo sgomento e sulla strada verso Venezia, &lt;b&gt;&lt;i&gt;dopo aver nitrito tre volte sotto la galleria naturale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, decisero di comune accordo di incrociare gli zoccoli. Si rifugiarono in un &lt;b&gt;&lt;i&gt;Frasco&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; a bere &lt;b&gt;&lt;i&gt;clinto&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e passarono i loro giorni seduti in un patio a mangiare tartine di carrube e a parlare di puledre, fieno e grassi pascoli.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;La &lt;b&gt;&lt;i&gt;Gondrand&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; non si perse d'animo e al posto dei due cavalli rinnegati utilizzò il meglio della loro equinorimessa, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Bepòn e Giuanòn&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (vulgo &lt;b&gt;&lt;i&gt;Deborah&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; per gli amici più intimi), una coppia di enormi cavalli belgi, il primo taciturno e ombroso, dal passo lento e potente, il secondo linguacciuto e garrulo, dall'andatura ondeggiante e sbarazzina.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Quando i cavalli giunsero inaspettati in &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza San Pietro o Piazza Grande che dir si voglia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, i triestini rimasero di sasso ed ancor più &lt;b&gt;&lt;i&gt;l'architetto Bruni&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; al quale girarono i cateti ad elica: posto sul nuovo &lt;b&gt;&lt;i&gt;Palazzo de Municipio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; non ce n'era, creare altre nicchie era impensabile, il palazzo era bello così.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Una delle Tedofore: Tinza o Marianza?" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STLNlRFMlnI/AAAAAAAAALM/TPNr6sUSkJw/foto03.jpg" align="right" /&gt;Anche i triestini erano perfettamente d'accordo, la bellezza del palazzo non era in discussione, tanto che lo soprannominarono affettuosamente &lt;b&gt;&lt;i&gt;la Cheba&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (per la struttura a forma di gabbia) o &lt;b&gt;&lt;i&gt;Palazzo Sipario&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in quanto nascondeva la Cittavecchia e, ancora più entusiasticamente, &lt;b&gt;&lt;i&gt;Budel de Lionfante, Castel de Mandorlato&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;&lt;i&gt;Crocante&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Dove mettere le due statue, allora? Beh, nella piazza, di fianco all'entrata del nuovo &lt;b&gt;&lt;i&gt;amatissimo Palazzo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. E come chiamarle? Inizialmente i triestini pensarono a qualcosa di insolito, tipo &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikeza e Jakeza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, ad esempio, ma un forestiero che passava di lì per caso suggerì che forse era meglio un nome più tradizionale come &lt;b&gt;&lt;i&gt;Tinza e Marianza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Dalla piazza si levò un urlo: "&lt;i&gt;NO SE POL!&lt;/i&gt;". E Infatti, da quel momento, le due tedofore si chiamarono &lt;b&gt;&lt;i&gt;Tinza e Marianza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I triestini stabilirono che le due tedofore dovessero essere le mogli dei due paggi che sovrastavano il &lt;b&gt;&lt;i&gt;Palazzo del Municipio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e fecero festa per tutto il giorno non accorgendosi delle gocce di zinco che scendevano dagli occhi di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez e Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L'amore per la nuova piazza venne immortalata in una canzone popolare che faceva più o meno così:&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;table style="MARGIN-TOP: 0px; MARGIN-BOTTOM: 0px" width="99%" border="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;td width="40%"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Xe storto el palazo,&lt;br /&gt;xe bruta la tore&lt;br /&gt;e Mikez e Jakez&lt;br /&gt;che bati le ore,&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;br /&gt;&lt;td width="10%"&gt;&lt;/td&gt;&lt;br /&gt;&lt;td width="40%"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;e Tinza e Marianza&lt;br /&gt;le sta sul porton&lt;br /&gt;a veder le siore&lt;br /&gt;che vien dal liston.&lt;/em&gt;&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:95;color:#e5ccb1;"&gt;(Xe storto el Palazo! - Popolare)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Bepòn&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; osservava la scena con occhio perplesso mentre &lt;b&gt;&lt;i&gt;Giuanòn&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; era totalmente assorto a rifarsi il trucco.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Una tedofora - Primo piano" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STLNlsyx1aI/AAAAAAAAALQ/4SdCBHREZcs/ScreenShot004.jpg?imgmax=288" width="150" align="right" /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Tinza e Marianza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; furono poste su un piedistallo di pietra ai lati del &lt;b&gt;&lt;i&gt;Palazzo del Municipio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; per illuminarne l'entrata principale. Le braccia sollevate, reggevano nella mano una lanterna di metallo e vetro opaco alimentata a petrolio, successivamente sostituita da una boccia di vetro opalino, quando l'alimentazione passò a gas. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Tinza e Marianza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; se ne stavano immobili davanti a quel portone a chiacchierare tutto il giorno tra di loro e a &lt;b&gt;&lt;i&gt;Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; questo non andava proprio giù: "&lt;i&gt;Ma vara quela striga! Tuto el giorno che la ciacola e la se remena. Ma a mi no la me ga gnanca pel cul! Cossa la pensa? De gaver trovà el mona de turno? Ma la meto a posto mi!&lt;/i&gt;" &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Tinza e Marianza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; fecero bella mostra di sé ai lati dell'ingresso del &lt;b&gt;&lt;i&gt;Palazzo del Municipio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; fino al 1936 quando furono rimosse. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Marianza&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; qualche anno prima era stata &lt;b&gt;&lt;i&gt;irreparabilmente danneggiata&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dalla manovra avventata di un militare tedesco che la urtò facendo retromarcia con un camion. Nessuno vide nottetempo lo stesso militare che si arrampicava sulla torre dell'orologio a ricevere dalle mani di un euforico &lt;b&gt;&lt;i&gt;Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; un fascio di &lt;b&gt;&lt;i&gt;Reichsmark&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;sup&gt;5&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Si ignora che fine abbiano poi fatto le due statue. Le versioni sono innumerevoli. Qualcuno dice che entrambe le statue giacciano dimenticate nel fondo di uno dei tanti &lt;b&gt;&lt;i&gt;magazzini del Comune di Trieste&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, altri dicono che quella danneggiata venne fusa per ottenere &lt;b&gt;&lt;i&gt;metallo per la Patria&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ed una posta nel giardino di un Gerarca fascista dell'epoca, fatto sta che nessuno sa se esistano ancora e dove siano finite.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez e Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; osservavano dall'alto tutto questo via vai di &lt;b&gt;&lt;i&gt;statue sistemate e rimosse&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, di &lt;b&gt;&lt;i&gt;fontane smontate&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; per far posto ad un palco e alle folle oceaniche, di &lt;b&gt;&lt;i&gt;monumenti girati ora di qua e ora di là&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; a seconda dell'estro del momento, poi quando non ne potevano più alzavano gli occhi e vedevano il mare, si perdevano in quell'universo blu e si dicevano: "&lt;i&gt;meno mal che ghe xe el mar, che el xe mato quel che servi&lt;/i&gt;".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Mikez e Jakez" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STLNl2Lq5XI/AAAAAAAAALU/MHv9m1cS-E0/ScreenShot005.jpg"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il &lt;b&gt;&lt;i&gt;tempo passava&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e chi meglio di loro poteva rendersi conto del passare del tempo, scandendo le ore tutti i giorni che Dio metteva in terra?&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il contratto degli automi da orologio non prevede una data precisa per il pensionamento, ma dopo &lt;b&gt;&lt;i&gt;quasi un secolo di onorato servizio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, lo zinco delle spalle un po' indolenzito dopo tutti quei colpi a suon di mazza sulla campana, sapevano e speravano che da lì a poco avrebbero potuto posare le mazze e godersi il meritato riposo, magari su quel campanile, magari su due sdraio di ghisa, magari davanti a quel mare e a quel cielo terso, frustati dalla bora e accarezzati dalla brezza marina. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Ma avevano fatto i conti senza l'oste&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Nel 1972 i tubi di un'impalcatura cominciarono ad arrampicarsi sul Palazzo del Municipio e sali e sali e sali arrivarono all'altezza dei &lt;b&gt;&lt;i&gt;due paggi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che osservavano curiosi, ma quando in Piazza entrò un camion della &lt;b&gt;&lt;i&gt;Gondrand&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; incominciarono seriamente a preoccuparsi. Due operai parlavano tra loro e dicevano: "&lt;i&gt;I li porta via per farli novi&lt;/i&gt;".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"&lt;i&gt;Ciò, un lifting! Iera ora!&lt;/i&gt;" disse &lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; strizzando l'occhio a &lt;b&gt;&lt;i&gt;Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Non sapevano gli sventurati che nei palazzi del Comune si era decisa la loro clonazione! Una nuova campana e &lt;b&gt;&lt;i&gt;una nuova coppia di paggi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, identica agli originali, erano appena stati fusi in bronzo dalle &lt;b&gt;&lt;i&gt;fonderie Cavadini e Brustolin&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di Verona. Nel mese di ottobre dello stesso anno vennero montati sul Palazzo del Municipio ed il 3 novembre i due automi batterono per la prima volta le ore in una &lt;b&gt;&lt;i&gt;Piazza dell'Unità d'Italia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; gremita all'inverosimile. Che felicità, c'era da dare nuovamente un nome a due statue!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Questa volta non si volle lasciar nulla al caso e, per la scelta del nome, si autoconvocò al &lt;b&gt;&lt;i&gt;Caffè degli Specchi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; il gotha dell'&lt;b&gt;&lt;i&gt;Intelligentia triestina&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, professori, dottori, letterati, scienziati, luminari illuminati, lampadari allampanati, farmacisti, futuri futuristi, frittimisti, poeti, navigatori e santi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ore di discussione, più di mille nomi proposti, valutati e scartati, litigi, minacce, insulti, contumelie e sputi, poi, verso il far della sera, si aprirono le porte del &lt;b&gt;&lt;i&gt;Caffè&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, uscì una nuvola di fumo e di neuroni e, dentro la nuvola, un omino curvo e rinsecchito che qualcuno riconobbe come il &lt;b&gt;&lt;i&gt;Preside Emerito della Facoltà di Scienze delle Innovazioni e delle Originalità Clamorose&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dell'Università di Trieste.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Fu aiutato a salire su un tavolino e si rivolse alla piazza in muta e trepidante attesa della storica decisione. "&lt;i&gt;Dopo attento esame della materia, vagliati i pro e i contro ed i possibili scenari, valutate tutte le obiezioni sollevate, gli indizi e gli alibi, gli appelli e i contrappelli, spulciando, analizzando, setacciando e misurando, dopo ore di attento e scrupoloso studio del passato, del presente e del futuro, senza nessuna concessione alle mode del tempo e delle stagioni, né nostalgie dell'arcaico o velleità di venturo, né stereotipi o archetipi, né prassi, pratiche, tradizioni, né valori etici o politici o storici o ipotetici, pesato il detto e il fatto, stimato il sopra e il sotto, sviscerato il qui, disaminato il quo ed approvato il qua, Noi, Illustrissimi e Insigni Talenti di tutte le Arti, Scienze e Professioni abbiamo stabilito che le nuove statue che da oggi ornano l'amatissimo Palazzo del Municipio debbano essere menzionate con i nomi di &lt;b&gt;Mikez e Jakez&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Un boato si alzò dalla Piazza stracolma, guanti e sciarpe, cappelli e bambini, animali domestici e selvatici furono lanciati in aria in segno di giubilo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Mikez e Jakez" style="BORDER-RIGHT: #d0d0d0 1px solid; BORDER-TOP: #d0d0d0 1px solid; FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 15px 15px; BORDER-LEFT: #d0d0d0 1px solid; WIDTH: 320px; BORDER-BOTTOM: #d0d0d0 1px solid; HEIGHT: 271px" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STLNmSFLuJI/AAAAAAAAALY/3YlJh3e3ZcU/ScreenShot006.jpg?imgmax=320" width="320" /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Mikez e Jakez&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, quelli veri, attendevano pazienti il loro turno nella sala d'aspetto della &lt;b&gt;&lt;i&gt;clinica estetica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (che assomigliava molto ad un magazzino comunale). Vi rimasero fino al 2005 quando furono esposti brevemente allo sguardo dei triestini prima di essere &lt;b&gt;&lt;i&gt;trasportati ad Udine&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, per il loro restauro assieme alla vecchia campana. Dal 2006 vivono al piano terra del &lt;b&gt;&lt;i&gt;Castello di San Giusto&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, vista portone d'ingresso.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Chi passasse di lì alla sera sentirebbe dei borbottii provenire da dietro i centenari portali: "&lt;i&gt;Ciapa qua! Chi va losto perdi el posto! I siori sul listòn, noi a smonarse in un portòn&lt;/i&gt;".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;1. I nomi sono stati tramandati oralmente e si ritrovano a volte come Micheze e Jacheze, altre volte come Mikez e Jakez, altre ancora come Mikeze e Jakeze.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;2. Non è certo dove siano stati modellati Mikez e Jakez. Alcune fonti dicono a Venezia, nella fonderia Barotin, altre ad Udine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;3. Tinza e Polonza secondo altre fonti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;4. Con variante "&lt;em&gt;a veder i greghi de via Malcanton&lt;/em&gt;" o ancora "&lt;em&gt;a veder i cici che vendi carbon&lt;/em&gt;".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;5. Altre fonti imputano ad una vettura da piazza la manovra impruduente che danneggiò una delle due tedofore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-5093439692625218288?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/5093439692625218288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=5093439692625218288' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/5093439692625218288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/5093439692625218288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/11/la-vera-triste-storia-semiseria-di.html' title='La “vera” triste storia (semiseria) di Mikez e Jakez'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2_PU23HGtVg/STWVvZHDMnI/AAAAAAAAAPI/ywVM7C3simA/s72-c/Torre+dell%27orologio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-172107390432856509</id><published>2008-11-29T15:38:00.014+01:00</published><updated>2009-01-31T23:25:15.123+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>Il caffé San Marco</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il novecento nascosto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" title="Caffè San Marco - esterno" style="float: center" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU0YCMKg5rI/AAAAAAAABH8/SAa6CaTC5rs/sanmarco8.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; Se non sei di Trieste e ci passi davanti non ci fai neppure caso, tanto è anonimo. Potrebbe sembrare un magazzino o una vecchia bottega artigiana come ce ne sono tante negli angoli dispersi delle città. Vecchie porte in legno a vetri con delle mezze tendine, tendoni una volta rossi, ma sbiaditi dalla luce. Anche l’insegna non ti aiuta, posta com’è sull’angolo del palazzo, di quelle insegne al neon tanto anni sessanta, visibilissime di notte, ma pressoché indistinte di giorno. Ma appena ne varchi la soglia è come se accendessi un lume a petrolio e venissi scaraventato indietro nel tempo. Atmosfera soffusa, tavolini di marmo e ghisa, legni scuri ovunque, specchi, stucchi, seggiole di quelle di una volta dalla seduta segnata, drappi e ottoni. Viene quasi il gesto istintivo di tirar fuori l’orologio dal taschino per controllare l’ora.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;E’ il Caffé San Marco al n. 18 di Corsia Stadion, oggi via Battisti, locale storico tra i più affascinanti di Trieste. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Corsia Stadion" style="float: right" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STMHbSNXzYI/AAAAAAAAAMQ/4SgKw0yZ05s/Corsia%20Stadion.jpg" /&gt;E’ il 3 gennaio del 1914 quando, al pianterreno di un edificio di proprietà delle Assicurazioni Generali, edificato due anni prima, Marco Lovrinovich, già direttore della trattoria di Roiano &lt;span class="bc"&gt;“Ai dodici Moreri“ &lt;/span&gt;, inaugura il Caffé San Marco.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Istriano di sentimenti italiani, &lt;span class="bc"&gt; Lovrinovich &lt;/span&gt;,  era profondamente legato a Venezia e questo legame si arguisce dall’effige del Leone di San Marco che si trova un po’ ovunque: sui lampadari, sulle suppellettili, sui mobili, nelle zampe delle sedie. Tutti chiari riferimenti all’italianità. Non a caso, la direzione dei lavori fu affidata a Napoleone Cozzi (1867-1916), pittore, scrittore, alpinista, ma soprattutto irredentista convinto e le decorazioni sui soffitti, le foglie di caffé e i fiori, e sulle pareti sono attribuite a vari artisti relativamente celebri, come il pittore secessionista &lt;span class="bc"&gt; Vito Timmel&lt;/span&gt; (1886-1949), anch'egli assiduo frequentatore del caffé. Le decorazioni dei medaglioni alle pareti sono nudi maschili (metafore dei fiumi friulani) opera pare del &lt;span class="bc"&gt; Cozzi&lt;/span&gt; e di &lt;span class="bc"&gt; Ugo Flumiani&lt;/span&gt; (1876-1938). &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Travagliatissima la sua storia sin dagli esordi, osteggiato dal &lt;span class="bc"&gt; Consorzio Triestino tra Caffettieri&lt;/span&gt;, che, pur di bloccare &lt;span class="bc"&gt; Lovrinovich&lt;/span&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt; si era rivolto, invano, all'autorità asburgica locale. Qualche problema lo ebbe anche per via del nome con quel richiamo diretto a Venezia e all’Italia e il &lt;span class="bc"&gt; Lovrinovich&lt;/span&gt; dovette spiegare con arguzia al sospettoso consigliere della Luogotenenza: &lt;span class="c"&gt; "Sior, la sa ben che me ciamo Marco, e me par ben intitolar el mio caffè al nome del mio Santo"&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Scipio Slataper" style="float: left" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SThBEkylrPI/AAAAAAAAASY/vn00jB8LZj8/Scipio_Slataper.jpg" /&gt; Il San Marco, sorto là dove un tempo c'era la &lt;span class="bc"&gt; Latteria Centrale Trifolium&lt;/span&gt;, una latteria con tanto di stalla per le mucche,  divenne subito ritrovo di giovani studenti e intellettuali.&lt;/p&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Tra i primi a frequentare il locale furono gli scrittori &lt;span class="bc"&gt; Silvio Enea Benco&lt;/span&gt; (1874–1949), &lt;span class="bc"&gt; Scipio Slataper&lt;/span&gt; (1888–1915), &lt;span class="bc"&gt; Giani Stuparich&lt;/span&gt; (1891-1961).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Forse per la posizione leggermente defilata dal centro vitale di Trieste, il &lt;span class="bc"&gt; Caffé San Marco&lt;/span&gt; divenne ben presto luogo di incontro dei giovani irredentisti triestini i cui padri si trovavano invece da parte loro erano soliti riunirsi al &lt;span class="bc"&gt; Caffé Tommaseo&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Caffè San Marco" style="float: right" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STMHcyT-1cI/AAAAAAAAAMg/rO6_UyOqwAU/old%20san%20marco.jpg" /&gt;L’&lt;span class="bc"&gt; irredentismo&lt;/span&gt;, per chi ama la storia come il trapano del dentista, era un vasto movimento d'opinione sorto in Italia a causa degli esiti della terza guerra d'indipendenza (1866) che aveva lasciato sotto il controllo dell'Austria il Trentino, il Friuli e la Venezia Giulia. Gli irredentisti, favorevoli a creare le condizioni politiche e militari per il ricongiungimento di queste terre all’Italia, incarnavano quel senso comune popolare di ostilità agli Imperi centrali e sostenitore del completamento dell’Unità nazionale. Convivevano in queste Terre due anime, quella filo-austriaca e quella irredentista con lotte spesso molto aspre.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;I giovani irredentisti triestini fecero del &lt;span class="bc"&gt; Caffé San Marco&lt;/span&gt; un centro di discussione, di organizzazione e di azione e in quella sala si preparavano anche i passaporti falsi per permettere la fuga in Italia di patrioti antiaustriaci. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il pomeriggio del 23 maggio 1915 venne data la notizia della dichiarazione di guerra da parte dell’Italia all’Austria-Ungheria. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="c"&gt; “Entravano, facevano bottino delle paste, dei liquori e delle argenterie. Poi mandavano in frantumi tavoli e specchi. Infine mettevano in azione il petrolio, la benzina e le vampe"&lt;/span&gt;. Così un cronista dell’epoca ricorda  la furia distruttrice che i gruppi anti-italiani scatenarono contro numerosi caffé, tradizionali ritrovi degli irredentisti, quel pomeriggio del 23 maggio 1915 a Trieste.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="c"&gt; "Arsero completamente il caffé Fabris ed il caffé Portici di Chiozza: in quest’ultimo la distruzione fu così integrale che all’indomani, nell’atrio carbonizzato, non si trovò che il contorto scheletro di ferro di qualche seggiola. Devastazioni gravissime subirono anche il caffé Milano, il caffé San Marco, il caffé Edison. Il proprietario del caffé Stella Polare dovette difendere da sé il suo esercizio accerchiato da una masnada avida di rapina"&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" title="Caffè San Marco dopo l'incursione"  src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUzyn9m5CtI/AAAAAAAABGs/k1rmYhWbFyQ/san_marco_distrutto_1.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Dopo meno di 17 mesi dall’inaugurazione, il &lt;span class="bc"&gt; Caffé San Marco&lt;/span&gt;, già fatto a pezzi dalla furia anti-italiana, venne sigillato e chiuso dall’esercito austro-ungarico.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Lo stesso &lt;span class="bc"&gt; Lovrinovich&lt;/span&gt;, in seguito, venne incarcerato a Liebenau, in Austria, perché si era causato volontariamente il tracoma&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt; con una soluzione batterica, allo scopo di non andare a servire nell'esercito austro-ungarico nella guerra contro l’Italia. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Da quel momento del &lt;span class="bc"&gt; Lovrinovich &lt;/span&gt;si persero le tracce e infatti il &lt;span class="bc"&gt; Caffé San Marco&lt;/span&gt; non riaprì neppure al termine del conflitto. Dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino al termine della Seconda, il &lt;span class="bc"&gt; Caffé San Marco&lt;/span&gt;, come il palazzo che lo ospitava, giacque in uno stato di completo disinteresse. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt; &lt;img class="post img" title="Caffè San Marco" style="float: center" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SThBD06ZT3I/AAAAAAAAASI/Q8S3FxU5rBQ/interni2.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Agli inizi degli anni cinquanta, le Assicurazioni Generali, proprietarie dell’edificio, cominciarono una serie di restauri sia sulla facciata che sugli interni del palazzo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il &lt;span class="bc"&gt; Caffè San Marco&lt;/span&gt; riaprì in sordina, nei primi anni del secondo dopoguerra ospitò per un certo periodo la &lt;span class="bc"&gt; Società Scacchistica Triestina&lt;/span&gt;, con quella particolare disposizione dei tavoli assolutamente perfetta per gli amanti di questo gioco. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;img class="post img" title=" " style="float: RIGHT" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STMHcMWmPdI/AAAAAAAAAMY/cMq1tXgqFGQ/senilita.jpg" /&gt;Nel 1962 vi furono girate alcune scene del film &lt;span class="bc"&gt; “Senilità”&lt;/span&gt; tratto dall’omonimo romanzo di Italo Svevo con la regia di &lt;span class="bc"&gt; Mauro Bolognini&lt;/span&gt;, protagonisti, tra gli altri &lt;span class="bc"&gt; Claudia Cardinale, Philippe Leroy e Anthony Franciosa&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Negli anni che seguirono, per via di alcune gestioni fallimentari, rischiò di scomparire più di una volta. Lo salvarono prima una cordata di artisti ed intellettuali che avevano formato una cooperativa e poi l' intervento di &lt;span class="bc"&gt; Marchino Zanetti&lt;/span&gt;, produttore del caffè &lt;span class="bc"&gt; Hausbrandt&lt;/span&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt; &lt;img class="post img" title="Caffè San Marco - la cassa" style="float: center" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SThBFdp0usI/AAAAAAAAASo/JPBKtHYcf1E/interni%20cassa.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;L’ultima riapertura avvenne il 16 giugno 1997 e l’attività prosegue tuttora con l'immutato e suggestivo aspetto di sempre. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli schiamazzi non entrano al &lt;span class="bc"&gt; Caffe San Marco&lt;/span&gt;, nonostante i tavolini affollati e le animate discussioni. Questo rifugio liberty, caldo, protettivo oggi è frequentato da chi cerca un posto dove estraniarsi, leggere un libro, pensare, conversare pacatamente, ma anche da studenti che in quella atmosfera silenziosa riescono a cogliere la giusta concentrazione.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Caffè San Marco - il bancone" style="float: right" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STMHdRWM6LI/AAAAAAAAAMo/egfWghG97Q0/interni1.jpg" /&gt;E tra i normali avventori di oggi si possono incontrare anche &lt;span class="bc"&gt; Stelio Vinci&lt;/span&gt; che al Caffè San Marco ha dedicato un intero volume &lt;span class="c"&gt; “Al Caffè San Marco, Storia Arte e Lettere di un caffè triestino”&lt;/span&gt; (Edizioni Lint, Trieste - 1995), ma soprattutto &lt;span class="bc"&gt; Claudio Magris&lt;/span&gt; che gli ha dedicato un capitolo in &lt;span class="c"&gt; “Microcosmi”&lt;/span&gt; (Edizioni Garzanti – 1997), vincitore del Premio Strega. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Sfilato l’orologio dal taschino ci si accorge che si è fatto tardi, occorre andare.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Un consiglio. Attraversata la soglia, riabituatevi un attimo alla luce ed al frastuono. E prima di attraversare la strada ricordatevi che oggi i padroni della città sono i veicoli e non i pedoni. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Un’ultima occhiata al cronografo da polso multifunzione e bentornati nel 2008.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;1. Marco Lovrinivich per altre fonti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#d2d2c6;"&gt;2. Il tracoma è una infezione batterica della congiuntiva e della cornea dal decorso molto doloroso che, se non curata, porta alla completa cecità.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div ALIGN="CENTER"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=8,0,0,0" width="400" height="400" id="showcase" align="middle"&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="movie" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=7e7dac090ead6da1d9217c1584db7c58&amp;ps=3&amp;sc=1&amp;fs=1&amp;type=0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="quality" value="high" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#000000" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://joomeo.com/showcase.swf?id=7e7dac090ead6da1d9217c1584db7c58&amp;ps=3&amp;sc=1&amp;fs=1&amp;type=0" quality="high" bgcolor="#000000" width="500" height="300" name="showcase" align="middle" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-172107390432856509?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/172107390432856509/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=172107390432856509' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/172107390432856509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/172107390432856509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/11/caff-san-marco-2.html' title='Il caffé San Marco'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SU0YCMKg5rI/AAAAAAAABH8/SAa6CaTC5rs/s72-c/sanmarco8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-1239397930522486826</id><published>2008-09-21T20:16:00.013+02:00</published><updated>2008-12-11T18:34:45.615+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri o racconti'/><title type='text'>Il mio Carso - Scipio Slataper</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Trieste: per l’anima in tormento che m’hai data&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" style="align: center" title="il Carso" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFI7jlb6WI/AAAAAAAAArk/wqXKszMlZF4/carso.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;em&gt;Trieste terra di confine&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: center"&gt; &lt;em&gt;Trieste crocevia di culture&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;em&gt;Trieste terra irredenta&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;.... concetti forse vuoti per molti fra coloro che leggono queste righe. Concetti senz’anima, stereotipi, ormai, che come tali hanno perso significato e valore. Ma per coloro che qui sono nati, che hanno ben piantate le loro radici nella terra rossa del Carso, sono brandelli di memoria collettiva, metabolizzata tal punto da essere parte integrante del DNA. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;Terra di confine, bagnata e ribagnata dal sangue di tanti uomini che combatterono sotto diverse bandiere, ma tutti con un cuore che cesso’ di battere, una mente che cesso’ di pensare. Molti andarono al fronte perche’ costretti, alcuni lo fecero per scelta, per dovere morale, per l’Idea.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;Crocevia di culture, come tutti i porti di mare Trieste ha visto arrivare, partire o rimanere genti diverse, ognuna col proprio bagaglio culturale ricco o povero che fosse; chi si e’ fermato ha mischiato il suo personale bagaglio alla cultura locale arricchendola. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Caffè Tommaseo - foto d'epoca" style="float: left" src="http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUArSs08vyI/AAAAAAAAArY/zh8XkhOR_s0/tommaseo.jpg" /&gt; Durante l’amato-odiato periodo di dominazione austro-ungarica i posti di ritrovo come il Caffe’ San Marco, il Tommaseo o il Tergesteo pullulavano di gente e di idee. La ferrovia che la collegava direttamente con Vienna favoriva il flusso di genti e notizie con l’Europa centrale tanto da rendere dinamico un mondo che di per se’ non lo era., ma insito nell’ideologia repubblicana di Garibaldi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center" style="margin-top: 10px"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img class="post img" title="Caffè Tergesteo - foto d'epoca" style="float: center" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUArTuU7MNI/AAAAAAAAArg/llrtEDmpITo/tergesteo2.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;Come movimento politico nasce dopo la III Guerra di Indipendenza, sostenendo e rivendicando il ritorno all’Italia di Trentino e Friuli Venezia Giulia. Con la nascita della Triplice Alleanza, nel 1882, queste annessioni diventano quanto meno improbabili ed il movimento irredentista, vedendo traditi gli scopi a cui tendeva, diventa antigovernativo. Il movimento finisce con la I Guerra Mondiale: Trieste e l’Istria tornano ad essere italiane, anche se della cosi’ detta “vittoria mutilata” fa parte la perdita della citta’ di Fiume.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Trieste da’ ai suoi figli un’anima in tormento e per questo e’ amata….”&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;beh, mi ritrovo in questo pensiero. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;Sara’ la roccia bianca e sofferta del carso, che si nasconde sotto l’erba per ingannarvi; sara’ la bora che fustiga il viso e schiarisce le idee; sara’ la nostra storia ed il miscuglio di razze che ci portiamo nel sangue… Ma il tormento, che e’ si’ sofferenza e struggimento, nasce dalla ricerca continua e costante ed esplode da queste pagine rese incredibilmente e stranamente attuali dall’energia, dalla forza, dall’esuberanza e dall’entusiasmo di Slataper, come se la giovinezza non conoscesse confini temporali, come se gli ideali nati da un cuore che pulsa al ritmo della vita fossero immutabili nel tempo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Terra irredenta&lt;/em&gt; .... non liberata dalla dominazione straniera, termine coniato dallo scrittore Vittorio Imbriani.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Il mio Carso”&lt;/em&gt; è una specie di diario e le sue pagine non si leggono: si lasciano entrare in noi e si vive con lo Slataper bambino che per raggiungere un allettante frutto si allunga sul ramo come un verme, sfidando le leggi della fisica e della dinamica. Con il giovane trafitto dal suicidio della sua piu’ cara amica e alla disperata ricerca di una risposta ai suoi “Perche’?”, alla ricerca di un colpevole, fosse anche egli stesso poco importerebbe: i vent’anni esigono risposta. Si comprende la spasmodica ricerca di identita’, italiano imprigionato in quello che sente come il pesante giogo austriaco, straniero in terra natia. La ricerca di un’identita’ che vada al di la’ della sua sanguigna appartenenza al Carso.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Puo’ sembrare un balbettio, ma e’ un balbettio che arriva fino al cuore ..... un susseguirsi di pensieri, di ricordi, di odori, di sensazioni estremamente vivi e reali, scritti da una penna giovane e come tale impetuosa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Scipio Slataper&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;img class="post img" title="Scipio Slataper" style="float: right" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SThBEkylrPI/AAAAAAAAASY/vn00jB8LZj8/Scipio_Slataper.jpg" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Scipio Slataper&lt;/b&gt; nacque a Trieste nel 1888, famiglia di ceto borghese, padre di origine slava e madre italiana. Dopo il liceo si trasferisce a Firenze ed inizia a scrivere per la rivista letteraria “La Voce” fondata e diretta da &lt;b&gt;Giuseppe Prezzolini&lt;/b&gt; e che vede tra i suoi collaboratori piu’ importanti personalita’ come &lt;b&gt;Croce&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Gentile&lt;/b&gt; che le infonderanno il loro idealismo. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt; La società civile viene setacciata per sviscerarne i problemi, per penetrarla, capirla e per riuscire cosi’ a diffondere ed a far capire concetti nuovi. Il distacco anche linguistico fra intellettuale e popolo e’ annullato abbandonando il classico romanzo per parlare, invece, di vita vissuta con uno stile che assomiglia sempre di piu’ alla trasposizione di pensieri e come tale a volte manca di un nesso logico fra le frasi. &lt;br /&gt;&lt;img class="post img" title="La Voce - foto d'epoca" style="float: right" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUArVzxFAII/AAAAAAAAAqw/I-D-iPOXWcc/La_Voce.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In antitesi a &lt;strong&gt;Svevo&lt;/strong&gt;, definito da qualche critico &lt;em&gt;“un uomo nato vecchio, e morto vecchione”&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;Slataper&lt;/strong&gt; e’ la &lt;em&gt;“gioventu’”, &lt;/em&gt;la “testa matta” capace di grandi slanci e di grandi sofferenze spirituali che, vista la corporalita’ del suo sentire, diventano addirittura fisiche.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma &lt;strong&gt;Slataper&lt;/strong&gt; è rimasto un potenziale grande scrittore: muore combattendo per quell’ideale di italianita’ nel quale credeva, a soli 27 anni sulle alture del Podgora (sotto il Monte Sabotino, vicino a Gorizia) nel 1915, entrando cosi’ a far parte di quella schiera di intellettuali che, inghiottiti dalla guerra, lasciarono il mondo orfano della loro testimonianza ed eredita’ culturale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(N.d.A.: ho scritto questo pezzo come recensione al libro di Slataper nel lontano 2003 ed è presente già da anni sull’altra mia “creatura”, Planando. Se lo trovate in giro, quindi, non datemi della plagiatrice… plagio solo me stessa)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-1239397930522486826?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/1239397930522486826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=1239397930522486826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/1239397930522486826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/1239397930522486826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/09/il-mio-carso-scipio-slataper.html' title='Il mio Carso - Scipio Slataper'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFI7jlb6WI/AAAAAAAAArk/wqXKszMlZF4/s72-c/carso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-4079812957069570658</id><published>2008-09-12T20:36:00.024+02:00</published><updated>2009-01-31T23:26:23.288+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pinguini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>Trieste, il mare, le fodre e … i pinguini</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Uno dei ricordi più intensi e rassicuranti delle mia infanzia è quello della domenica mattina: che tirasse bora o che splendesse il sole era rituale la passeggiata con il nonno lungo le &lt;strong&gt;Rive&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" style="float: left" title="via San Michele dal Colle di San Giusto" src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFZOgLGcmI/AAAAAAAAAss/qdEusfnX4PQ/via_san_michele.jpg" /&gt;Col nonno solo a piedi si andava e per “&lt;strong&gt;fodre&lt;/strong&gt;“, le stradine interne e poco frequentate come le fodere di un cappotto. Passavano sotto il &lt;strong&gt;Colle di San Giusto&lt;/strong&gt;, senza vedere i resti della Tergestum romana, né la cattedrale romanica o il Castello (costruito a tappe tra la fine del 1400 ed il 1600). &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" style="float: right" title="Vista dal Colle di San Giusto" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFithL156I/AAAAAAAAAtE/IlG8BixutfU/vista_da_san_giusto.jpg" /&gt;Da lassù la vista sarebbe stata bellissima, con il golfo davanti agli occhi, magari un bora leggera a sferzare il viso, lo sguardo fino alle montagne magari ancora innevate, con Lignano e Grado come puntolini in riva al mare; davanti solo acqua fino all’orizzonte e, dall’altra parte, la costa istriana. Noi niente! Al buio dovevamo stare! Che così si soffre meglio! Nelle stradine strette… bah!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;E arrivavamo in &lt;strong&gt;Cavana&lt;/strong&gt;, un borgo abitato un tempo dalla nobiltà ed ora ricettacolo di gente di malaffare, di visi segnati dalla vita, dalla galera e dalle umane miserie (”Cavana” non veniva mai detto ad alta voce, ma sempre sussurrato o &lt;em&gt;sparato&lt;/em&gt; come un insulto). Costeggiavamo il borgo, sicuri ‘che tanto lì accanto c’era pur sempre la Curia Vescovile, e già ci si apriva davanti il mare.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt; Chissà perché, sin da quei tempi ed ancora oggi, quando guardo il mare, che sia pure dalla finestra di casa, tiro un sospiro come fosse di sollievo … Rassicurante via di fuga sempre pronta.. chissà?&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Tanto per allungar la strada giravano verso sinistra, quasi a tornare indietro, e … niente mare, ancora, ma via del Lazzaretto Vecchio, quella ricordata da &lt;b&gt;Saba “il vecchione”&lt;/b&gt;, a detta di &lt;b&gt;Magris&lt;/b&gt; (e di molti altri .. me compresa..)&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote class="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;C’è a Trieste una&lt;br /&gt;via dove mi specchio, &lt;br /&gt; nei lunghi giorni di&lt;br /&gt;chiusa tristezza; &lt;br /&gt;si chiama Via del&lt;br /&gt;Lazzaretto Vecchio&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; color: #FFE4C4"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;e, per giove, finalmente il mare!&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Sbucavamo davanti alla Società Canottiera e, se avevo fortuna e se il tempo lo permetteva, il nonno mi portava a guardare i ragazzi che si allenavano, fuori, verso largo, allenamento che finiva sempre con gli equipaggi che si rovesciano in mare per il bagno finale con applauso del pubblico domenicale.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" style="float: left" title="Santa Maria del Guato: la pescheria" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFZMntEAhI/AAAAAAAAAsU/vuSNyJah2E0/acquario05.JPG" /&gt;Alla fine ci dirigevamo verso … &lt;strong&gt;Santa Maria del Guato&lt;/strong&gt; (il ghiozzo piccolo e pieno di lische ma tanto buono per il brodetto con la polenta!), nome dissacrante per il mercato del pesce (perché tale era) ma cavolo se non somigliava ad una chiesa, con quella torre come un campanile con tanto di campana in cima! E finalmente l’acquario cittadino. &lt;/p&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Non entravamo… l’appuntamento era fuori per me come per tanti bambini. L’appuntamento era con Marco.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Marco era un pinguino, ma la sua storia non la sapevo a quel tempo e quindi anche voi aspetterete per conoscerla&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" style="float: center" title="Santa Maria del Guato: l'Acquario" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFZNeU9GgI/AAAAAAAAAsc/tAHAYXI8QUQ/acquario01.JPG" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Tutti i giorni, domeniche comprese, si faceva la sua bella passeggiata lungo le rive, in compagnia del suo custode preferito (custode dell’acquario, a dir il vero): Marco davanti, libero e solenne … spocchioso oserei dire, il custode dietro come un maggiordomo. I bambini lo accoglievano con strilli e richiami, i grandi lo guardavano sempre incuriositi e stupiti, qualche turista (pochi, molto pochi) faceva delle foto e se Marco se ne accorgeva si fermava e (giuro!) si metteva in posa. Se era di buonumore si lasciava accarezzare da quelle manine timorose e irruenti al tempo stesso, che scivolavano giù per le sue piume lisce e nere, e se le carezze valute non arrivavano, aveva un modo tutto suo per rubarle: fingeva di zoppicare…. Oh! Ne era capace, vi assicuro! Che disgraziato! Si dice che tutto fosse nato da un incidente: senza volerlo un guardiano, un giorno, gli pestò una pinna e, immediatamente, lo prese in braccio per consolarlo e chiedergli scusa. Zampa -zoppia - coccole: semplice e sicuro, il metodo&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Se decideva poi che di carezze ne aveva ricevute a sufficienza, due beccate alla rinfusa e le mani di colpo sparivano, magari con qualche brevissimo pianto se la beccata andava a segno, a non era mai eccessiva, la beccata, serviva solo a dire &lt;b&gt;“Ora basta che c’ho da fare!”&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt; &lt;br /&gt;Io pure ma la presi, sotto gli occhi attenti del nonno, che non bastarono ad evitarmela, e il risolino sotto ai baffi del guardiano. Ma l’amore per Marco non cessò: come un’amante tradita mi portai per anni nel cuore l’affronto, senza versare una lacrima o lasciarmi sfuggire un &lt;i&gt;“AHIA, porcazzozza!”&lt;/i&gt;… eh .. le donne di carattere si vedono fin dall’infanzia. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Come un ammiraglio che passa in rassegna le sue truppe Marco s’incamminava di solito lungo il &lt;strong&gt;Molo Audace&lt;/strong&gt;, percorso non estremamente facile per le sue gambe corte, con quei pietroni disassati dalle mareggiate, ma aveva una meta precisa: andava a farsi il bagno. Si buttava giù dal molo e se ne stava a dondolarsi sul pelo dell’acqua o faceva acrobazie incredibili, godendosi sia il suo elemento naturale, sia le facce degli spettatori che come ebeti lo stavano a guardare. Il ritorno sul molo era per lui impossibile: gli scalini alti non corrispondevano alla misura dei suoi arti inferiori, doveva quindi andarci il guardiano a recuperarlo. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;strong&gt;CHI ERA MARCO&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img class="post img" style="float: center" title="Pinguino Spheniscus Demersus" height="281" alt="Pinguino Spheniscus Demersus: non Marco ovviamente, ma un suo parente" src="http://farm4.static.flickr.com/3032/2876258966_88e2f6f5a4.jpg?v=0" width="192" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span style="font-size:90%;"&gt;Pinguino Spheniscus Demersus: non Marco ovviamente, ma un suo parente&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" style="float: left" title="Motonave Europa del Lloyd Triestino" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFZPkfNbpI/AAAAAAAAAs8/0fkXOcz7bnY/motonave_europa.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;1953: la motonave Europa del Lloyd Triestino ritorna dal Sud Africa. A bordo un passeggero decisamente particolare: uno Spheniscus demersus, un pinguino sudafricano neppure particolarmente bello. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Dicono fosse stato trovato, solo, abbandonato e sicuramente destinato alla morte, da alcuni marinai e “salvato” portandolo a bordo. Forse i marinai videro semplicemente un accattivante cucciolo e se ne innamorarono. Chissà? Di certo c’è che il pinguino si fece tutti i 50 giorni di viaggio, sopravvivendo chissà come, sicuramente accudito con amore e con tutte le cure possibili, nascosto ai 400 passeggeri ed anche alla maggior parte delle 200 persone dell’equipaggio ufficiali compresi. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Era normale, per i marittimi, portarsi a casa, dai viaggi, degli animali “strani” (stramba Trieste!) -ricordo perfettamente l’invidia che noi, ragazzi del quartiere, provavamo per “Gianni della simia” (Gianni della scimmia), un ragazzino col padre che “navigava” che girava con una bertuccia sulla spalla- certo che di pinguini in giro non se n’erano ancora visti. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;E poi, come tenerlo in casa? E’ sicuramente la domanda che anche quei marinai si fecero. Unica soluzione possibile confessare il “furto” all’autorità. Niente punizioni, niente ramanzine, ma a qualcuno venne l’idea giusta: farne dono all’Acquario cittadino. Ne parlò “Il Piccolo”, quotidiano di Trieste, con grande rilievo, ma ancora nessuno sapeva il carattere da star dello Spheniscus demersus in questione, carattere che sarebbe stato determinante nel dargli la notorietà assoluta.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli costruirono una vasca adeguatamente grande all’interno dell’Acquario, che usava volentieri sia per fare le sue bravate da provetto nuotatore, sia per schizzare (con enorme soddisfazione!) i visitatori che lo guardavano dai bordi. Come per i suoi bagni in mare, per entrarci, nella vasca non aveva alcun problema: un bel tuffo “a clanfa” (sapete? Di quelli che provocano un’innondazione per un raggio di 10 metri…) ed il gioco era fatto. Diverso l’uscirne, ma bastava un suo versaccio roco e sgraziato ed arrivata il “maggiordomo” di turno a tirarlo a secco.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli diedero un nome, Marco.. Chissà perché proprio quello! E lui, sicuramente con un ritardatario imprinting, visse uomo fra gli uomini per 31 anni. Sì .. 31 anni, mentre la vita media di un esemplare della sua specie è di 20, 25 anni, beccandosi generazioni di coccole da manine sostituite da altre manine, finendo sui giornali di mezzo mondo grazie ai turisti (pochi magari) che se lo vedevano davanti, arrogante come sempre, tra i palazzi austrungarici delle Rive. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Fatto “uomo” (era il 1964), gli amici pensarono anche a fargli conoscere le gioie dell’amore e dal Sud Africa arrivò una coppia di Spheniscus demersus, una coppia perché in quella specie i maschi sono perfettamente uguali alle femmine .. in apparenza. Ma non c’è storia: Max (il maschio) le prendeva di santa ragione, Lily (la femmina) non veniva degnata neppure di uno sguardo. D’altra parte, visti con i suoi occhi, quelle bestie erano ben strane! Eppoi non sapevano esprimersi, né comportarsi! … Meglio turisti, bambini e foto…&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Marco morì da “uomo” com’era vissuto: tra le braccia del suo guardiano preferito, coccolato ancora, avvolto teneramente in una coperta, con sicuramente sopra il suo viso gli occhi pieni d’amore e di lacrime di uno degli amici che lo avevano amato.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt; &lt;em&gt;(Dall’autopsia risultò che Marco era una femmina. Nel 1986 il governo del Sud Africa inviò a Trieste una coppia di pinguini, quasi a perdurare la memoria di Marco: Zigo e Zago che hanno messo su famiglia facendo nascere Domino e Pulcinella……. Ma Marco rimane irripetibile e indimenticabile)&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-4079812957069570658?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/4079812957069570658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=4079812957069570658' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/4079812957069570658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/4079812957069570658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/09/trieste-il-mare-le-fodre-e-i-pinguini.html' title='Trieste, il mare, le fodre e … i pinguini'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/SUFZOgLGcmI/AAAAAAAAAss/qdEusfnX4PQ/s72-c/via_san_michele.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1383779561610160665.post-2475130048469386595</id><published>2008-09-11T16:18:00.010+02:00</published><updated>2008-12-13T22:51:35.527+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia e curiosità'/><title type='text'>La Casa delle Bisse</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img title="La casa delle Bisse" style="BORDER-RIGHT: #d0d0d0 1px solid; BORDER-TOP: #d0d0d0 1px solid; MARGIN: 0px; BORDER-LEFT: #d0d0d0 1px solid; BORDER-BOTTOM: #d0d0d0 1px solid; align: center" src="http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STKx3wlS7OI/AAAAAAAAAKM/xhiQmEm3I0s/casa_bisse04.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" style="BORDER-RIGHT: #d0d0d0 1px solid; BORDER-TOP: #d0d0d0 1px solid; FLOAT: left; MARGIN: 0px 15px 10px 0px; BORDER-LEFT: #d0d0d0 1px solid; BORDER-BOTTOM: #d0d0d0 1px solid;" title="Il gruppo scultoreo"  src="http://lh6.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STKx4jAliFI/AAAAAAAAAKU/rZIDYIBd8oA/casa_bisse05.jpg" /&gt; Costruita in via San Lazzaro nel 1771 dall'architetto &lt;b&gt;Bobolini&lt;/b&gt; la "casa delle Bisse" non ha solo una particolarità, ma addirittura quattro! La prima è impossibile non vederla! Sopra il portone d'ingresso un gruppo scultoreo: una biscia &lt;em&gt;(la bissa)&lt;/em&gt; si scaglia a predare un pomo, ma tre aquile stanno si stanno scagliando contro di lei dall'alto. Le tre aquile sono la Russia, la Prussia e l'Austria che, unite nella Santa Alleanza, stanno combattendo Napoleone Buonaparte &lt;em&gt;(la bissa)&lt;/em&gt; lanciato alla conquista del mondo (il pomo).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Altra particolarità ben visibile è rappresentata dall'abbaino centrale, ornato da inusitate tendine in gesso.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;img class="post img" title="Gli abbaini" style="BORDER-RIGHT: #d0d0d0 1px solid; BORDER-TOP: #d0d0d0 1px solid; FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 15px; BORDER-LEFT: #d0d0d0 1px solid; BORDER-BOTTOM: #d0d0d0 1px solid" src="http://lh5.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STKx2xFLEAI/AAAAAAAAAKE/PPXHJDBaEYk/casa_bisse03.jpg" /&gt; La terza stramberia dell'edificio è visibile solo entrando nel portone: una palla di cannone è incastrata in una parete e sotto una targa: "&lt;em&gt;Hoc me ornamento galli affecerunt MDCCCIX&lt;/em&gt;". Di facile comprensione, lo scritto non trova però riscontro nella storia triestina: nel 1809 non vi fu nessun evento di guerra che possa giustificare un bombardamento del centro della città!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Ultima delle quattro stranezze (ma non certo la meno strana), &lt;strong&gt;l'altra targa&lt;/strong&gt; posta nel portone, questa invece ben fondata nella realtà dei fatti: &lt;em&gt;"Aedes anno MDCCLXXI ob aque inopiam aceto absoluta". ...&lt;/em&gt; La casa è stata costruita utilizzando, nella preparazione delle malte, aceto e non acqua a causa di una grave siccità che, in quell'anno, colpì la zona.&lt;br&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="PADDING-RIGHT: 0px; MARGIN-TOP: 10px; TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://fpdownload.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=8,0,0,0" width="500" height="400" id="showcase" align="middle"&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="movie" value="http://joomeo.com/showcase.swf?id=df113c05ce7a12e58e54fde4c9345736&amp;ps=4&amp;sc=1&amp;fs=1&amp;type=0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="quality" value="high" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#000000" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://joomeo.com/showcase.swf?id=df113c05ce7a12e58e54fde4c9345736&amp;ps=4&amp;sc=1&amp;fs=1&amp;type=0" quality="high" bgcolor="#000000" width="500" height="400" name="showcase" align="middle" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1383779561610160665-2475130048469386595?l=spifferiditrieste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/feeds/2475130048469386595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1383779561610160665&amp;postID=2475130048469386595' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/2475130048469386595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1383779561610160665/posts/default/2475130048469386595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://spifferiditrieste.blogspot.com/2008/09/la-casa-delle-bisse.html' title='La Casa delle Bisse'/><author><name>Spifferi di Trieste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16328074996157238839</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_2_PU23HGtVg/STKx3wlS7OI/AAAAAAAAAKM/xhiQmEm3I0s/s72-c/casa_bisse04.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
